Orologi di lusso e fatture false: scoperto a Malpensa un traffico da oltre 100 milioni di euro
La guardia di finanza ha sventato un contrabbando di Rolex e altri orologi di lusso a Malpensa
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La struttura militare, completamente estranea ai fatti, sarebbe stata utilizzata come “copertura logistica” per aggirare i controlli doganali. Il meccanismo si basava su false fatture estere e sull’utilizzo del regime di “transito comunitario”, che consente il passaggio delle merci senza il pagamento immediato di dazi e Iva. In questo modo, tra il 2020 e il 2022, sarebbero stati importati circa 64mila orologi per un valore complessivo di oltre 103 milioni di euro.
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Verso la Campania
La merce, però, non raggiungeva mai la destinazione dichiarata. In realtà gli orologi venivano immessi sul mercato italiano, soprattutto attraverso gioiellerie in Campania. L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Busto Arsizio, ha portato a una vera e propria resa dei conti giudiziaria: cinque persone – i legali rappresentanti di due società con sede operativa a Malpensa e tre dipendenti – compariranno a luglio davanti al giudice per l’udienza preliminare.
Già a settembre 2024 erano stati disposti sequestri per oltre 21 milioni di euro, successivamente confermati anche dalla Corte di Cassazione, che ha respinto i ricorsi delle difese. Secondo gli investigatori, l’evasione fiscale complessiva ammonterebbe a circa 23 milioni di euro, di cui oltre 22,9 milioni di Iva non versata e circa 50mila euro di dazi doganali.
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Decisiva una dipendente
Al centro dell’indagine anche la falsificazione della documentazione: gli orologi venivano dichiarati come destinati alla “Us Navy Exchange Distribution Center”, struttura che beneficia di esenzioni fiscali in base alle convenzioni internazionali. Decisiva per far emergere il sistema sarebbe stata la segnalazione di una dipendente storica di una delle società coinvolte. Tornata al lavoro dopo un periodo di malattia, la donna aveva notato anomalie nelle fatture: spedizioni dichiarate come contenenti orologi in acciaio dal valore di 12 euro risultavano invece associate a codici identificativi di marchi di alta gamma.
Un dettaglio che ha insospettito la dipendente, consapevole anche dell’incongruenza della destinazione: le basi Nato, infatti, non commercializzano beni di lusso come orologi o gioielli. Da lì è partita l’indagine che ha portato alla scoperta di un sistema strutturato di contrabbando e frode fiscale, ora al vaglio della magistratura.
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