Ali Khamenei è nel bunker segreto, protetto da guardie Hezbollah: non si fida dei Pasdaran
Ayatollah Ali Khamenei
Per approfondire:
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Il numero uno iraniano non ha paura solo dei missili Usa ma anche tradimenti interni in un Paese che mostra sempre più incrinature e frange di opposizione alimentate dall’intelligence israeliana. Le misure di sicurezza messe in piedi dagli Ayatollah per proteggere Khamenei, 86 anni e affetto da un tumore, sono severissime.
Il bunker inespugnabile è collocato a 80 metri di profondità, al centro di una serie di tunnel che fanno invidia a Gaza, è dotato di muri in cemento armato a prova di bomba. Il capo supremo è protetto da una schiera di sessanta pretoriani dotati di armi leggere di ultima generazione che non abbandonano mai, nemmeno quando dormono o mangiano. Sono disposti a tutto pur di proteggere il capo.
E attenzione, non sono Pasdaran, ma Hezbollah libanesi che parlano iraniano. La scelta è caduta su di loro perché probabilmente Khamenei, pur senza ammetterlo, non si fida fino in fondo dei Guardiani della rivoluzione che in altre occasioni sono stati infiltrati da Israele per portare a termine gli attentati dell’anno scorso. Una precauzione in più. Inoltre la Guida suprema avrebbe nominato, secondo alcune ipotesi, il figlio Massoud Khamenei, ora responsabile delle attività quotidiane di routine come suo possibile successore. Una indicazione non del tutto apprezzata da una parte dei Pasdaran. L’altro figlio, Mojtaba, tiene i contatti diretti con il governo.
Un’altra ipotesi sulla successione potrebbe essere quella di un triumvirato per guidare l'Iran. La morte della Guida Suprema non garantirebbe così il crollo del regime, ma un nuovo equilibrio di potere. I giochi sono aperti. Nessuno dei due figli tuttavia sta nel bunker con il padre come del resto anche la moglie e le altre due figlie. Khamenei là sotto è circondato solo da alcuni fedelissimi e dalle guardie armate. Le precauzioni adottate sono infinite.
Depositi di armi e cibo sono sempre riforniti, il medico personale e alcuni infermieri sono disponibili 24 ore su 24. Niente internet, niente apparecchiature telematiche i cui segnali potrebbero essere intercettati da Israele o Stati Uniti per identificare la collocazione del rifugio. I contatti personali sono pochi e diretti, messaggi e comunicazioni viaggiano scritti a mano. Iran International, emittente vicina all’opposizione con sede a Londra, alcuni giorni fa ha spiegato che i funzionari governativi che arrivano dall’esterno per i colloqui vengono perquisiti a fondo e introdotti nel bunker con occhi bendati per evitare che acquisiscano dettagli sulla posizione. Nel sotterraneo segreto Khamenei ha incontrato il negoziatore Ali Larijani, capo del consiglio di sicurezza nazionale della Repubblica islamica, prima dei contatti con l’Oman per le trattative con gli Stati Uniti. In questo momento di massima tensione per l’Iran è la seconda volta in pochi mesi che Ali Khamenei lascia la sua abitazione privata in superficie trasformata anche questa in una fortezza blindata nascosta nel cuore di Teheran.
Per accedervi i Pasdaran accompagnano chiunque debba arrivare sul posto da un check point, un punto di ingresso che si inoltra in strade strettissime come in una favela brasiliana e con un percorso tortuoso di 30 minuti di percorso in automobile prima di giungere a destinazione. Un’area di alcuni chilometri quadrati è protetta da sorveglianza armata, informatori e scudo telematico che controlla l’intera zona. Ma il capo ora temendo la tempesta di fuoco americana sta nel mondo di sotto e da lì non si muove. Sopra, dove la società civile bolle come una pentola a pressione che sta per scoppiare, l’Ayatollah numero uno ha ingaggiato una task force di spietati in appoggio di Pasdaran per reprimere le proteste. Sono 1500 guerriglieri irakeni di un gruppo sciita che non vanno per il sottile, uccidono e basta. E di rinforzo ci sono anche alcune centinaia di afghani fuggiti dal loro Paese dopo scontri con i Talebani. Queste milizie stanno perseguitando con interrogatori e arresti i medici che hanno assistito e curato i manifestanti rimasti feriti durante le manifestazioni di protesta. Intanto Usa e Iran sono due pistoleri che per ora si osservano a vicenda pronti a estrarre la Colt. Intanto Teheran, e ha approntato un piano di difesa e risposta ad un possibile attacco americano con lanciatori di missili balistici già posizionati sul confine occidentale con l'Iraq e lungo le coste meridionali sul Golfo Persico in grado di colpire le basi americane nell’area e il cuore di Israele.
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