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Omicidio Rogoredo, Cinturrino scrive dal carcere: “Vorrei scusarmi con tutti, pagherò per il mio errore”

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26.02.2026

Il poliziotto Carmelo Cinturrino, arrestato per l'omicidio del pusher Zack Mansouri, e la lettera scritta dal carcere

Per approfondire:

Articolo: Cinturrino resta in carcere: “Potrebbe commettere altri reati o inquinare le prove”. Sotto la lente della Procura finiscono ora i “silenzi” del commissariato MecenateArticolo: La versione di Cinturrino: “Volevo spaventarlo, non ucciderlo. I colleghi sapevano della pistola nello zaino”Articolo: Botte ai tossici e il martello sempre con sé: i colleghi sapevano ma nessuno ha mai denunciato il poliziotto-giustiziere Cinturrino

Milano, 26 febbraio 2026 – "Vorrei scusarmi con tutti per quello che è successo". Inizia così la lettera che l'assistente capo Carmelo Cinturrino, in carcere da lunedì per l'omicidio di Abderrahim Mansouri, ha affidato al suo avvocato Piero Porciani giovedì 26 febbraio.

"Credetemi, ho avuto paura, prima che quel ragazzo mi colpisse, poi dopo aver sparato delle conseguenze del mio gesto". Frasi che confermano quanto già dichiarato durante l'interrogatorio davanti al gip Domenico Santoro per la convalida del fermo.

'Quel ragazzo doveva essere in prigione e non morto, mi spiace per la famiglia'

Le parole su Zack Mansouri

Nella sua missiva scritta a mano da San Vittore, Cinturrino ha parlato anche della vittima, il ventottenne marocchino noto nel boschetto di Rogoredo come Zack, ucciso con un colpo di pistola poco sopra la tempia destra alle 17.33 del 26 gennaio in via Impastato: "Quel ragazzo doveva essere in prigione e non morto. Mi dispiace anche per la sua famiglia. Sono triste e pentito per ciò che ho fatto, ma mi sono sentito disperato".

Approfondisci:

Il testimone afghano che ha smascherato Cinturrino nel bosco della droga: “Zack era disarmato”

Alcuni dei colleghi indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso hanno parlato della sua "ossessione" per Mansouri e della voglia di catturarlo a tutti i posti che sarebbe stata più volte esplicitata dall'assistente capo di 41 anni.

Il punto del boschetto accanto al terminal della metropolitana di San Donato dov'è stato ucciso lo spacciatore maghrebino

"Pagherò per il mio errore"

Poi Cinturrino, accusato da altri agenti del commissariato Mecenate anche di aver avuto comportamenti intimidatori e violenti nei confronti di pusher e tossicodipendenti (anche con l'uso di un martello), si è rivolto proprio agli altri poliziotti: "Mi scuso con i miei colleghi tutti, ma posso garantire che nella vita sono stato sempre onesto e servitore dello Stato, come dimostrato dagli encomi e lodi ricevuti negli anni, assenza di alcun tipo di sanzioni disciplinari e stima dei colleghi delle Volanti, del commissariato Mecenate e non solo. Perdonatemi (la parola sottolineata, ndr), pagherò per il mio errore".

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