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Design, l’esperienza del Fuorisalone di Chinatown: “Progettare e non essere progettati” /

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22.04.2026

Paola Albini, presidente della fondazione Franco Albini e nipote del grande maestro del razionalismo, dialoga con Anna Giorgi

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Milano, 22 aprile 2026 – Il design è un valore, un’idea, il risultato di un progetto che nasce in profondità prima di affiorare. Come il design e l’architettura possono modellare un territorio, una comunità? L’esperienza del Fuorisalone di Chinatown è un esempio straordinario. “Un quartiere – spiega Michele Brunello, architetto, fondatore dello studio Dontstop uno degli ideatori del format – che sta soffrendo del proprio successo, cioè quella che all’inizio era “una punizione“ per i cinesi, la pedonalizzazione della via, ha generato attività che attraggono migliaia e migliaia di persone. Questo - spiega Brunello - crea problemi di gestione della spazzatura, dei flussi, dei costi dei servizi. Allora abbiamo chiesto a tutto il mondo, guardando all’Asia in primis, come il design oggi può aiutare a gestire questo fenomeno”.

Anna Giorgi con Luca Fois e Michele Brunello

Un processo nel quale vengono coinvolti i cittadini. Tra le iniziative della settimana nel quartiere cinese “progettare o essere progettati”, il format che Design Group Italia-Alchemy, con Fulvia Ramogida, Chris Miller e Luca Fois, docente del Politecnico consulente creativo e protagonista della nascita del brand Zona Sarpi e prima di Zona Tortona hanno ideato con le scuole “Panzini”, del quartiere: “I giochi della tradizione popolare mondiale sono stati ridisegnati e abbinati a un materiale particolare anti caduta che si usa nei parchi, realizzato da un consorzio che trasforma gli pneumatici in questo materiale”.

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Lo slogan di quest’anno d’altra parte era “Do it better together”, meglio se insieme, una coprogettazione. A Milano non basta una settimana per andare alla scoperta di tutti i tesori. Uno dei gioielli è in via Saffi 27, quartier generale della Fondazione Franco Albini, visitabile su prenotazione. “Si trova tutto l’archivio Albini dal 1929 fino ai giorni nostri con 22mila disegni”, spiega Paola Albini, presidente della fondazione e nipote del grande maestro del razionalismo. Nella sede della Fondazione si può capire davvero da vicino cosa è il metodo Albini, un luogo che, in 20 anni, è divenuto il tempio delle icone di Albini. Alcuni degli oggetti in mostra, fra i più conosciuti: la mitraglietta del 1940 è la trasmutazione di un’arma da fuoco che diventa un oggetto di luce; la radio in cristallo, un vecchio regalo di nozze che lui scompose per tirare fuori ciò che la fa funzionare e portarla alla luce. “Scomporre ciò che c’è, questo era il suo metodo”, dice.

Tra gli oggetti cult dell’allestimento c’è la segnaletica della metropolitana milanese, la prima linea rossa, che valse anche un Compasso d’Oro ad Albini e Franca Helg ed al grafico Bob Noorda. Dall’oggetto alla produzione. “Il Giorno” ha lanciato la sfida per il prossimo anno: un Fuorisalone nel cuore della Brianza perché dietro il Salone del Mobile ci deve essere il mobile, la manifattura, dietro la capacità creativa ci deve essere la capacità manuale. La filiera è interessante da comunicare e raccontare tanto quanto il prodotto finito che approda a Milano. E la sfida l’hanno raccolta Filippo Berto, titolare della omonima azienda di imbottiti di Meda, capace di continuare la tradizione in un mondo digitalizzato, e il presidente di Casartigiani Lombardia Mauro Sangalli.

anna Giorgi con Mauro Sangalli e Filippo Berto

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