Contratti scaduti, i sindacati denunciano: “Un milanese su tre lavora con stipendi e tutele ferme al palo”
I sindacati denunciano i numerosi problemi contrattuali
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A Milano e in Lombardia una persona su tre, escludendo il pubblico impiego, lavora con condizioni dettate da Ccnl scaduti da tempi più o meno lunghi, e al centro di un lungo braccio di ferro sul rinnovo, tra richieste sindacali e resistenze delle associazioni di categoria. Un impasse che fa sentire le sue conseguenze sul portafoglio delle famiglie, perché condizioni, tutele e stipendi restano al palo mentre nel frattempo il costo della vita incrementa anno dopo anno.
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Il report Uil
La situazione è fotografata da un dossier della Uil Milano e Lombardia, sul nodo dei contratti. Emerge che in Lombardia su 3.183.750 lavoratori 3.117.296, pari al 97,9%, risultano coperti da Ccnl tra i cui firmatari compare almeno una tra le sigle Cgil, Cisl o Uil. Nella Città Metropolitana la quota è sostanzialmente identica: 1.551.646 lavoratori e lavoratrici su 1.587.124, pari al 97,8%.
"Non si può fare finta di nulla”
“Questi dati – evidenzia Salvatore Monteduro, segretario Uil Lombardia – dicono con chiarezza che la contrattazione collettiva che regge davvero il lavoro è quella riconducibile ai contratti firmati da Cgil, Cisl e Uil. Continuare a far finta che tutti i contratti abbiano lo stesso valore significa chiudere gli occhi davanti alla realtà. Il dumping contrattuale non è una discussione teorica: è un meccanismo che può abbassare salari, indebolire diritti e peggiorare la qualità del lavoro”.
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Contratti pirata
Il riferimento è ai cosiddetti “contratti pirata”, firmati da sindacati che non hanno una reale rappresentanza ma la facoltà di accettare “condizioni peggiorative” che possono comportare perdite economiche fino a 12mila euro all’anno. Se la quota sfiora lo zero in settori strutturati come quello dei metalmeccanici o dei chimici, arriva a una diffusione più ampia guardando ad esempio a istruzione e sanità privata, dove il 4,4% dei lavoratori è inquadrato con contratti non firmati da Cgil, Cisl e Uil.
In questo scenario si innesta il tema dei contratti che, pur firmati dai sindacati più rappresentativi, sono fermi in attesa del rinnovo. Una situazione che riguarda 1.130.471 lombardi, pari al 35,5% del totale del settore privato, e 478.826 milanesi, pari al 30,2%. “Servono contratti realmente rappresentativi – sintetizza Monteduro – e servono contratti tempestivamente rinnovati”.
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