Cecchini Sarajevo, indagato si avvale della facoltà di non rispondere. Il legale: “Mai andato all’estero a combattere”
Un soldato delle forze speciali bosniache risponde al fuoco dei cecchini durante l'assedio a Sarajevo in una foto senza data.
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SeguiciMilano, 13 aprile 2026 – Si è avvalso della facoltà di non rispondere il 64enne, residente in provincia di Alessandria, tra i quattro indagati per omicidio volontario nell'inchiesta coordinata dal pm di Milano Alessandro Gobbis sui 'cecchini del weekend', italiani che avrebbero pagato per raggiungere la Bosnia durante l'assedio di Sarajevo degli anni '90 e sparare contro i civili, tra cui donne e bambini.
Cosa aveva detto nelle interviste
L'uomo, ex cacciatore e dipendente pubblico a Genova prima di andare in pensione, nelle scorse settimane aveva spiegato in alcune interviste di essere stato in Bosnia per combattere con un gruppo paramilitare serbo, ma ha negato di aver partecipato a quei "safari a pagamento". Un profilo, quindi, più simile a quello dei numerosi foreign fighter che all'epoca gravitavano nell'area dei Balcani rispetto a quello dei 'cecchini del weekend'.
Tra il 1992 e il 1996 Sarajevo fu assediata dalle milizie serbo-bosniache: i civili dovevano sfuggire ai cecchini ogni giorno anche solo per poter andare a fare la spesa
“Non sono mai andato a combattere”
Circostanze che, però, oggi il suo legale ha negato, sostenendo che si trattano di fantasie e millanterie, racconti che gli sarebbero stati riferiti all'epoca da suoi conoscenti. "Non sono mai andato all'estero a combattere", sostiene l'uomo. Anche un altro indagato, un 80enne di San Vito al Tagliamento, anche lui appassionato di caccia, che a differenza del 64enne aveva risposto alle domande del pm, durante l'interrogatorio aveva negato di essere mai andato in Bosnia per sparare contro civili. Nei prossimi giorni altri indagati potrebbero essere convocati per l'interrogatorio.
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