Sfida globale per aggirare il corridoio cieco di Hormuz
Una petroliera non naviga perché galleggia, ma lo fa se c'è qualcuno che la assicura, la finanzia, la noleggia e la riceve. Senza quella catena è peso morto. Quando il 28 febbraio Stati Uniti e Israele hanno lanciato l'Operazione Epic Fury contro l'Iran, la risposta di Teheran è stata asimmetrica e, a suo modo, spiazzante: chiudere lo Stretto. Non con una flotta, che non aveva più. Ma con la paura. I Pasdaran hanno dichiarato Hormuz chiuso, hanno colpito petroliere, hanno disseminato mine. Nel giro di settantadue ore i club assicurativi che coprono il novanta per cento della flotta mercantile mondiale hanno cancellato le estensioni di rischio bellico. I premi sono schizzati al cinque per cento del valore dello scafo: per una petroliera da cento milioni, cinque milioni a transito. A quel punto non importava più se lo Stretto fosse fisicamente transitabile. Era diventato commercialmente irrazionale.
In pochi giorni il traffico è crollato del novanta per cento. Da centotrenta transiti giornalieri a quattro, poi a zero. Duecentotrenta petroliere cariche sono rimaste bloccate nel Golfo Persico. Maersk, CMA CGM e Hapag-Lloyd hanno sospeso le operazioni. Il Brent è volato sopra i cento dollari. Così il mondo ha scoperto, con la brutalità delle cose........
