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Ben ritrovato maggiore Morosini! Il nuovo giallo-coloniale di Giorgio Ballario

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15.04.2026

C’era una volta l’Africa italiana, un modesto impero coloniale costruito con immane fatica tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento e poi cancellato da una guerra sbagliata quanto dolorosa. Ricordiamo: dopo il fatidico congresso di Berlino del 1882, l’Italia — late comer nella spartizione dell’Africa — si dovette accontentare di zone periferiche come l’Eritrea — la colonia primigenia —, la Somalia, la Libia e poi nel 1936 dell’Abissinia, il boccone più grosso ma anche più problematico.

Poco roba rispetto agli imperi globali britannici e francesi e di certo di gran lunga meno fruttuosa dell’Indonesia olandese, del Congo belga o dei possedimenti lusitani, ma sufficiente per far sognare e inorgoglire gli italiani del tempo che cercarono — con esiti magari contradditori ma non pessimi, anzi… — di sviluppare in quelle terre assolate un inedito modello di “colonialismo di civiltà”, alternativo alla smodata vocazione predatoria dei concorrenti albionici, gallici e belgici.

Illusioni forse, ma anche tanto lavoro e realizzazioni: scuole, ferrovie, porti, teleferiche, strade, fabbriche. E ancora oggi, nonostante conflitti, saccheggi, abbandoni, ruberie, qualcosa d’importante è rimasto, si pensi solo al centro storico di Asmara, un capolavoro d’architettura razionalista, dal 2017........

© Il Giornale