Hormuz e nucleare, prove di intesa. "Regime pronto a fare passi avanti"
«Siamo pronti e carichi». Se pronunciate dal Segretario alla Guerra Pete Hegseth quelle quattro parole possono avere un solo significato. E neanche troppo implicito. Ovvero riprendere il conflitto, colpendo strutture energetiche e industrie iraniane. Ma tra il dire e il fare c'è sempre di mezzo il mare. Un mare che - seppure stretto come Hormuz - non consente eccessi di presunzione. Proprio a causa di quegli eccessi Donald Trump è riuscito in cinque settimane di guerra a giocarsi una parte rilevante di consensi. Con il rischio - visto lo scontro con il Papa e le divisioni interne al suo stesso elettorato - di non riuscire a ricostruirli prima delle elezioni di Midterm del prossimo novembre. Proprio per questo le parole di Hegseth vanno prese con il bilancino e soppesate come una minaccia a cui l'amministrazione preferirebbe, in fondo, non far ricorso.
Molto meglio, invece, riannodare il filo dei negoziati. E a farcelo capire non è solo l'arrivo a Teheran di una delegazione pakistana........
