Le madri killer che vivono nell'indifferenza
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Lo ammetto senza giri di parole: questa volta sono rimasto sconvolto.
E non è facile, alla mia età e dopo decenni di cronache anche piuttosto cruenti, stupirsi ancora. Ma la realtà, quando vuole, riesce a superare l'asticella dell'orrore. La bambina morta a Bordighera aveva due anni. Due. Nemmeno mille giorni di vita. Non un'esistenza, non un'infanzia, appena un respiro nel mondo. È arrivata in ospedale già in arresto cardiocircolatorio. La madre ha chiamato i soccorsi quando ormai era troppo tardi. Sul piccolo corpo, però, non c'erano soltanto i segni di una morte improvvisa: c'erano lividi, lesioni, ferite compatibili con violenze ripetute, anche inferte con oggetti contundenti. Segni vecchi. Segni nuovi. Segni che raccontano una storia che nessuno ha voluto vedere. E qui scatta qualcosa che, lo confesso, perfino io faccio fatica a concepire fino in fondo. Perché una cosa è leggere di violenza. Un'altra è leggere di violenza materna. Forse ci colpisce di più perché la madre è colei che dà la vita. Che porta il figlio nel proprio ventre. Che........
