menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

Nel documentario "Epic" l'essenza della musica di Elvis Presley

12 0
16.03.2026

Finalmente, al centro, c’è la musica di Elvis Presley. Senza inutili distrazioni di sorta che, a ben guardare, hanno rovinato la sua immagine. E' uscito nelle sale in giorni  “Epic, Elvis Presley In Concert” di Baz Luhrmann (in alto una scena del film) che punta il suo obiettivo quasi esclusivamente su un particolare periodo della vita del cantante. Immagini, interviste e suggestive voci fuori campo risalgono ad un lasso di tempo che va dal 1969 al 1977. Elvis ha da poco smaltito la sbornia cinematografica delle (inutili) pellicole californiane e torna nel suo posto preferito: il palco.

È stato calcolato che, a Las Vegas, Presley aveva totalizzato la bellezza di almeno 600 concerti, anche due in uno stesso giorno. E proprio qui arriva la sorpresa. Luhrmann, dopo aver raccolto una valanga di materiale, ci fa vedere la meticolosità del cantante nel gestire il coro, nell’indirizzare i musicisti, la scelta dei brani per tenere il pubblico sempre attento. Certo, questa è l’epoca degli abiti sfarzosi con tanto di mantelli, ma è anche il periodo in cui le distrazioni non sembrano dominare. La telecamera insegue gli ingorghi stradali del suo pubblico per le vie di Las Vegas, le corse nell’auto per limitare le urla dei fan, lo sfinimento dopo ore di musica e di frenetiche esibizioni sul palco.

IL SUD  Il regista regala anche preziosi ricordi degli esordi, anche se Memphis viene solo accennata. Si scopre così che l’amore per il canto, come per molti bluesman, nasce in chiesa durante le cerimonie a fianco dei genitori, che nel concorso a scuola era finito ai margini e che suo padre aveva cercato di indirizzarlo in altri lavori per evitargli un’esistenza di stenti: «meglio se fai l’elettricista». Sfilano i classici “Hound Dog”, “Suspicious Minds”, “Burning Love”, “Always On My Mind” con il regista che crea una sorta di frenesia tra la musica, la confidenze rilassate di Elvis su canzoni e famiglia, le registrazioni in studio, gli assalti delle donne e poi ancora cover di Beatles, Simon & Garfunkel ed emozionanti filmati in bianco e nero.

«Sono cresciuto ascoltando i quartetti gospel, mi hanno influenzato quei cantanti - spiega l’eroe di Memphis che poi svela anche un sogno - mi sarebbe sempre piaciuto esibirmi anche in Europa». La forza del documentario è anche questa. Far parlare il protagonista, spesso con un filo di voce, attraverso sogni e riflessioni. Oltre ai sentimenti di Presley quello che emerge è un affresco necessario della musica del sud degli Stati Uniti, del suo spiazzante rimescolamento sonoro tra country, rock, blues e gospel. 

Ultimo aggiornamento: 19:23© RIPRODUZIONE RISERVATA

© Il Gazzettino