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Sovranità limitate. Vecchie e nuove sfere d'influenza

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23.02.2026

Sul Pci al governo la dottrina Kissinger era chiara: “Neanche un caffè con i comunisti”. Gli si mettono i bastoni tra le ruote, anche al prezzo di promuovere un golpe

La nostalgia "quasi fetale" di Pasolini

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Trump, l'anti Kissinger

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A raccontarmi la riunione fu una studiosa che vi aveva partecipato ed era intima di Kissinger. Non so se fosse una delle “ragazze” che Kissinger si portava a Parigi per coprire i suoi primi incontri segreti con i cinesi, e su cui Mao aveva scherzato con Nixon, Zhou Enlai e lo stesso Kissinger, nell’incontro conviviale a Pechino. A Harvard, dove Kissinger aveva diretto l’International Seminar fino al 1971, lui e Suzanne Berger erano dirimpettai d’ufficio. La riunione era stata convocata per discutere del “caso Italia” dopo i clamorosi successi elettorali del Pci nel giugno 1976 (poco ci era mancato al sorpasso della Dc), seguiti alle altrettanto clamorose avanzate alle amministrative dell’anno precedente. C’erano tutti gli addetti ai lavori. Studiosi, italianisti, diplomatici, rappresentanti del dipartimento di stato, del Pentagono, della Cia. Tutti, uno dopo l’altro, avevano preso la parola per dire che un’eventuale partecipazione del Pci al governo non rappresentava un pericolo per gli interessi degli Stati Uniti, e men che meno un pericolo per la democrazia in Italia. Anche la Cia aveva espresso parere favorevole. Sapevano il fatto loro. Da bravi professionisti conoscevano bene vita e miracoli del Pci. Non avevano nemmeno bisogno di infiltrati e informatori a pagamento.

A Milano, dove a metà degli anni 70 facevo il dirigente dell’ufficio fabbriche (Giuliano Ferrara era il mio omologo a Torino), avevamo avuto l’ordine di scuderia di frequentarli, fargli vedere e sapere tutto, soddisfare ogni loro curiosità. Sapevano benissimo che non eravamo nemici dell’America, e che non eravamo – per l’esattezza, non eravamo più – dipendenti dagli ordini e dall’oro di Mosca e che, anzi, a Mosca ce l’avevano a morte col Pci. A pronunciarsi decisamente contro la prospettiva del Pci al governo erano stati solo i rappresentanti del Pentagono. Il Partito comunista non poteva andare al governo, avevano spiegato, perché l’Italia aveva tante e tali servitù militari a vantaggio degli Stati Uniti, tante e tali rinunce alla sovranità nazionale, che nessuno avrebbe potuto accettarle. Figurarsi un partito che si chiamava ancora comunista! La riunione fu conclusa da Helmut Sonnenfeldt, soprannominato “il Kissinger di Kissinger”. Raccolse i fogli con gli appunti che aveva preso, ringraziò i presenti per la partecipazione e le informazioni che avevano fornito. E concluse: “Bene, ora vediamo cosa possiamo fare per impedire che il Pci........

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