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La gratitudine è morta, e non possiamo nemmeno dedicarle una preghiera

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06.03.2026

Dostoevskij e la nostra epoca di suscettibilità e rivendicazioni in cui nulla è mai abbastanza in termini di progresso e riconoscimento, e bisogna impegnare risorse infinite per ottenere anche solo un piccolo miglioramento

Dostoevskij contro l'ottusità occidentale

Dostoevskij contro l'ottusità occidentale

Noi moderni nel sottosuolo dostoevskijano

Noi moderni nel sottosuolo dostoevskijano

Verso la parte conclusiva dei Fratelli Karamazov, poco prima che ceda sotto i colpi di un tremendo esaurimento nervoso (o piuttosto di un crollo spirituale), Ivan, l’ateo, ha una visione, forse un incubo: incontra il diavolo. Appare come un uomo sulla cinquantina, “un tipo caratteristico di gentiluomo russo”, un po’ usurato, con una barbetta tagliata a cuneo. Questo diavolo dice molte cose. Si presenta, come da tradizione faustiana, come una forza negativa che è costretta a operare il male, anche se non vorrebbe assolutamente, solo per consentire alla vita di attuarsi tra polarità fatte di positivo (il bene) e di negativo (il male). A un certo punto, di passaggio, dice qualcosa che sembra entrar poco nel discorso, ma che si rivela fondamentale: “I miei migliori sentimenti, come ad esempio........

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