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L'arte di disciplinare gli spilli. Intervista a Marisa Veerman

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05.03.2026

Ex visual merchandiser tessile, l’artista australiana racconta la “drammaturgia silenziosa” messa in scena piegando e modellando stoffe su manichini

È nel punto esatto in cui l’immagine smette di descrivere e comincia a trattenere che l’opera di Marisa Veerman trova il suo respiro. Non si tratta di fotografia nel senso documentario del termine, né di semplice costruzione scenica, ma di un’arte della sospensione, di un arresto deliberato dell’istante che non congela il tempo, ma lo dilata, rendendolo più denso e percettibile. Australiana di Brisbane, l’artista proviene da un apprendistato singolare, “perché per anni “, racconta al Foglio della Moda, “ho lavorato come visual merchandiser tessile, modellando stoffe su manichini con la sola disciplina degli spilli. Quel gesto, quel piegare, appuntare e tendere”, aggiunge, “conteneva già una mia drammaturgia silenziosa.

Quando, poi, la fotografia è entrata nel mio orizzonte, non ha sostituito il tessile, ma ha finito con l’assorbirlo”. Oggi le sue immagini sono superfici attraversate dal filo, ricamate, incise e velate da una cera che le avvicina alla pittura antica più che alla stampa contemporanea. La sua prima personale italiana, “Il filo dello sguardo”, presso la Camilla Prini Gallery di........

© Il Foglio