La strategia del caos iraniana ora si concentra su Hormuz
L’Iran fa terrorismo nello Stretto e (per ora) funziona. Le opzioni sul tavolo sono poche, e intanto nessuno vuole correre rischi
L’aumento delle ostilità da parte iraniana nello Stretto di Hormuz è appena iniziata, e il rischio è che il blocco di una delle più importanti rotte marittime internazionali, usata per il trasporto di circa il 20 per cento del consumo giornaliero mondiale di petrolio, si prolunghi nel tempo. Nei giorni scorsi Teheran ha dato seguito alle sue minacce: martedì gli attacchi contro la nave thailandese Mayuree Naree, poi contro la liberiana Express Rome. Negli ultimi giorni sono state attaccate un totale di sei navi vicino allo Stretto, che si aggiungono alle altre dieci colpite dall’inizio della guerra. E non è un caso se tra le prime frasi del suo primo messaggio diffuso ieri, la nuova Guida suprema della Repubblica islamica, Mojtaba Khamenei, abbia detto che “la leva del blocco dello Stretto di Hormuz deve assolutamente continuare a essere utilizzata”. Da decenni l’Iran costruisce la sua guerra asimmetrica attorno a quell’asset fondamentale.
Il regime di Teheran sin dagli anni Ottanta minaccia di chiudere o rendere caotico e pericoloso il passaggio nei 33 chilometri che nel punto più stretto dividono la penisola dell’Oman e le coste iraniane. Lo fa non solo con la sua proiezione militare, che è però inferiore a quella americana o israeliana, ma soprattutto con le attività dei suoi proxy, come la milizia yemenita degli houthi, e con la minaccia del caos a basso costo: come nella guerra dei droni, la guerra è asimmetrica perché quella........
