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La necessità europea di aumentare la produzione di missili, non solo per la difesa aerea dell'Ucraina

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La Russia bombarda l'Ucraina con quasi mille droni in un solo giorno, il record dall'inizio del conflitto. Il vero problema è la penuria di missili intercettori: l'Ue dipende ancora dagli Stati Uniti, impegnati in Iran, e la produzione europea non basta. Il commissario Kubilius fa i conti: servono 2.000 Patriot l'anno, gli Usa ne producono 750. Piani e analisi si moltiplicano, l'azione tarda

Bruxelles. Quasi mille droni russi hanno attaccato l’Ucraina in 24 ore martedì 24 marzo, il numero più alto dall’inizio della guerra. La difesa antiaerea ucraina continua a funzionare relativamente bene. Nell’attacco di giorno 541 droni su 556 sono stati neutralizzati, in quello della notte 365 su 392. La Russia ha replicato ieri con 147 droni. La difesa antiaerea ucraina ne ha neutralizzati 121. Grazie ai sistemi antidroni a basso costo l’Ucraina riesce ancora a evitare il peggio. Ma i droni russi saturano i cieli facilitando gli attacchi dei missili balistici e da crociera. Martedì ne sono stati usati 34 in tutto. Solo 25 sono stati intercettati dall’antiaerea. Da oltre un anno il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, chiede sistemi di difesa aerea e missili intercettori per proteggere le città e le infrastrutture critiche. L’inverno è stato devastante per le infrastrutture energetiche. A dicembre – secondo Reuters – gli F-16 ucraini si sono trovati senza munizioni per abbattere droni e missili russi. A febbraio Yurii Ihnat, il portavoce dell’Aeronautica ucraina, ha rivelato che in alcuni sistemi Nasams “invece di sei missili nel lanciatore, ce ne sono solo due”.

La guerra in Iran ha peggiorato la situazione. A inizio marzo il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha detto di essere preoccupato di una possibile penuria di missili per i sistemi Patriot. “Sappiamo che è una guerra lunga e l’intensità dei combattimenti avrà ripercussioni sulla quantità di equipaggiamento per la difesa aerea che riceviamo”, ha detto Zelensky.

Per gli alleati europei dell’Ucraina il problema della difesa aerea non è nuovo. I sistemi Patriot, Iris-T o Samp-T sono stati forniti all’Ucraina con il contagocce. I paesi dell’Alleanza atlantica sono consapevoli di essere vulnerabili. Il segretario generale, Mark Rutte, a gennaio ha indicato la necessità di “un aumento del 400 per cento” delle capacità per la difesa aerea e missilistica di superficie. Eppure, quattro anni dopo l’inizio della guerra, al senso d’urgenza non segue l’azione concreta. La Commissione ha lanciato un piano di riarmo che in teoria dovrebbe mobilitare 800 miliardi di euro, di cui 150 miliardi di prestiti per acquisti congiunti. Il commissario alla Difesa, Andrius Kubilius, a febbraio si è imbarcato in un “tour sui missili” per cercare di convincere l’industria ad aumentare la produzione. Finora è stato in Polonia, Germania e Italia. Domani sarà in Svezia per poi andare in Francia e forse in Norvegia. Kubilius si è ispirato al suo predecessore, Thierry Breton, che nel 2023 aveva lanciato il programma Asap per produrre un milione di proiettili d’artiglieria entro un anno per rifornire l’Ucraina e riempire gli arsenali dei paesi europei. Breton aveva visitato decine di paesi e di impianti di produzione, spingendo l’industria ad accelerare la cadenza. Con appena 500 milioni di euro, era riuscito a raggiungere l’obiettivo che si era fissato. Oggi l’industria della Difesa europea produce più munizioni di quella americana. Sui missili per la difesa aerea, per contro, non ci sono ancora obiettivi, solo analisi.

Rispondendo a una domanda del Foglio, ieri Kubilius ha fatto l’aritmetica della difesa aerea. “Nei primi giorni di guerra in Iran, sia le truppe americane sia quelle dei paesi del Golfo hanno usato circa 800 missili antibalistici Patriot. Sappiamo quali sono le esigenze dell’Ucraina: circa 2 mila Patriot ogni anno. Secondo fonti ufficiali, la produzione totale degli Stati Uniti si aggira intorno ai 750 missili. Questi calcoli dimostrano che dobbiamo incrementare la produzione in Europa”. Tuttavia “ci vorrà del tempo”, ha aggiunto il commissario: “Non posso promettere miracoli domai o dopodomani”. Secondo Kubilius, ci sono “problemi sul fronte industriale” per colli di bottiglia nelle catene di approvvigionamento, per i permessi per estendere le linee produttive, per la mancanza di ordini di lungo periodo. “Le industrie chiedono più visibilità su quali sono le prospettive di lungo termine della domanda da parte dei governi”, ha detto Kubilius. Non mancano gli strumenti finanziari (come il programma per l’industria europea della Difesa Edip) o le idee (come la creazione di scorte di preparazione alla difesa). Manca l’azione.

Secondo un rapporto del Center for Strategic and International Studies (Csis), “i paesi europei dipendono fortemente dai sistemi di difesa aerea e dalle munizioni di produzione statunitense per la propria difesa e per la protezione dell’Ucraina”. Con la guerra in Iran “l’Europa si trova ora ad affrontare una crisi imminente: gli intercettori di fabbricazione statunitense di cui ha bisogno, sia per l’Ucraina oggi sia per il proprio riarmo contro la Russia, potrebbero semplicemente non essere disponibili”. Per il Csis, bisognerebbe lanciare “un programma accelerato per espandere rapidamente la produzione di sistemi di difesa aerea e intercettori di fabbricazione europea” come Iris-T, Samp-T e Nasams. Il nome: “Asap per la difesa aerea”, dotato di 5-10 miliardi di euro.


© Il Foglio