La proposta prova a tenere insieme diritti delle donne e garanzie dell’indagato. Punire la violenza è doveroso, ma senza trasformare il processo in un atto di fede
Tenere insieme la tutela dei diritti delle donne e le garanzie per l’indagato nei reati di violenza sessuale sarebbe un mezzo miracolo, e Giulia Bongiorno, presidente della commissione giustizia del Senato, a quanto pare ci è riuscita. Non è secondario il fatto che alla stesura della modifica dell’articolo 609-bis del codice penale abbia lavorato una senatrice che è non solo avvocato penalista, ma spesso parte civile nella difesa di donne violentate o molestate. Un’esponente politica che nessuno potrà mai accusare di scarsa sensibilità nei confronti delle vittime di atti sessuali contro la libertà e la volontà della donna. Pure è stata accusata di “tradimento” solo perché ha saputo mettere le proprie capacità giuridiche al servizio del necessario cambiamento di una norma mal scritta e pericolosa che era stata approvata all’unanimità alla Camera.
Sia chiaro che la riforma dell’articolo del codice penale che penalizza la violenza sessuale è importante e indispensabile per ampliare le ipotesi oltre quelle di minaccia o costrizione. Occorre sia sanzionato ogni atto sessuale che si manifesti contro la volontà del partner. È quanto ha stabilito la Convenzione di Istanbul del 2014, cui hanno aderito già diversi Paesi europei, che definisce il consenso quale “libera manifestazione della volontà della persona”. Se la riforma verrà approvata, saremo in presenza di una vera svolta culturale, la seconda dopo quella........
