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dopo il varo del pacchetto sicurezza, la premier ha scelto la strategia per sostenere la riforma della giustizia: attaccare le toghe, accantonare il garantismo

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08.02.2026

mauro bazzucchi

La scelta, alla fine, Giorgia Meloni l’ha fatta. E non è una scelta neutra. Dopo giorni di riflessioni, di segnali contraddittori e di un’attesa che aveva alimentato più di un dubbio sulla strategia di Palazzo Chigi, la presidente del Consiglio è entrata direttamente nella campagna referendaria sulla giustizia e lo ha fatto con un’impostazione chiara, riconoscibile, persino brutale: portare il sì alle urne “da destra”, caricandolo di una valenza identitaria e conflittuale, più attenta al risultato politico che al merito della riforma.

La sequenza è tutt’altro che casuale. Prima l’intervento televisivo, con toni duri contro una magistratura descritta come distante dal sentire comune e pronta a ostacolare l’azione del governo su sicurezza e immigrazione. Poi, a stretto giro, il video diffuso sui social che la ritrae alla stazione di Rogoredo, a Milano, tra militari e carabinieri impegnati nell’operazione Strade sicure: strette di mano, ringraziamenti, selfie, e un messaggio politico inequivocabile. Sicurezza, ordine, presidio del territorio. E, sullo sfondo, l’idea che esista un fronte giudiziario ostile che “libera” e........

© Il Dubbio