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Ira delle opposizioni dopo il voto in commissione Giustizia a Palazzo Madama, che adotta il testo base: "Dettato dal patriarcato". Ma la Lega tira dritto: "Al centro la volontà della donna"

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27.01.2026

Pene più alte, senza mai menzionare la parola “consenso”. Sul reato di violenza sessuale di ricomincia da capo, a partire dal testo base adottato al Senato. A firmarlo è l’avvocata leghista Giulia Bongiorno, che difende l’ultima versione del ddl votato oggi in commissione Giustizia mentre all’esterno del Palazzo le opposizioni, insieme ai movimenti femministi, protestano per denunciare il «tradimento» di un patto: quello siglato da Giorgia Meloni ed Elly Schlein, prima del via libera unanime della Camera.

Ora di quell’intesa, e pure di quel testo approvato lo scorso novembre, non c’è più traccia. E la strada per riportarlo a Montecitorio sembra lunga e in salita. «Molti hanno parlato del mio testo senza leggerlo, altri l’hanno letto e l’hanno deformato. Il mio testo mette al centro la volontà della donna», dice la senatrice leghista prima di entrare in commissione. Ma la polemica non accenna a passare, anzi. Peggiora di lì a poco, quando il testo incassa 12 sì e 10 no, con il voto contrario delle opposizioni e quello a favore della stessa presidente Bongiorno. Che dopo la bufera esplosa la scorsa settimana arriva all’appuntamento con un nuovo ritocco: “Chiunque – recita il testo base -, contro la volontà di una persona, compie nei confronti della stessa atti sessuali ovvero la induce a compiere o subire i medesimi atti è........

© Il Dubbio