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Il caso della giornalista del Washington Post Hannah Natanson e gli altri: cittadini americani costretti a sbloccare i dispositivi con i dati biometrici. Il giudice: «Violato il principio di non autoincriminazione»

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02.02.2026

La perquisizione subita dalla giornalista del Washington Post, Hannah Natanson, e il sequestro dei suoi dispositivi elettronici rappresentano un precedente inquietante per la libertà di stampa e per il diritto alla privacy. Il fatto riguarda non solo i giornalisti o chi fa informazione ma chiunque abbia uno smartphone, almeno negli Stati Uniti.

Nel corso dello scorso anno Natanson ha raccontato la trasformazione del governo operata dal presidente americano, Donald Trump, anche grazie alla fitta rete di informatori, circa 1.169, che si è costruita all’interno del governo federale. Lavoro che le ha fatto guadagnare il soprannome di “federal government whisperer”. Alle 6 del mattino di mercoledì 14 gennaio l’FBI si è presentata alla porta della casa di Natanson. Nonostante la giornalista non fosse destinataria di alcun addebito, gli agenti del Federal Bureau of Information le hanno presentato un mandato di perquisizione emesso nell’ambito di un’indagine su un contractor del governo, accusato di aver ottenuto e conservato illegalmente informazioni classificate. Gli agenti federali hanno perquisito la casa di Natanson e sequestrato il suo telefono, due computer portatili e uno smartwatch.

Oltre al fatto che le perquisizioni dei giornalisti e delle loro case, seppur permesse........

© Il Dubbio