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Da Foligno alle Tremiti: il mistero dell'eremita venuto dall'Umbria

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05.08.2026

05 Agosto 2026, 18:50

L’Umbria di santi e beati ne ha così tanti che qualche volta finisci perfino per dimenticarli. E’ il paradosso dell’abbondanza.

I nomi più celebri hanno attraversato i secoli e il mondo; altri sono rimasti chiusi dentro antichi libri, nascosti nelle pieghe delle tradizioni locali, affidati alla devozione di comunità lontane.

Può così accadere che un umbro debba lasciare l’Umbria per ritrovare un altro umbro. Che debba attraversare l’Adriatico per imbattersi in un nome che in Umbria e anche nella sua Foligno dice ormai poco o nulla e che, invece, alle isole Tremiti continua a indicare una strada oltre che una via spirituale.

Appena ci si muove nell’abitato dell’isola di San Domino compare infatti un cartello: via Beato Giovanni da Foligno. Non una targa commemorativa sistemata in un angolo. Una strada vera, con alberghi, abitazioni e attività che riportano quell’indirizzo. E’ vicinissima all’eliporto principale dell’arcipelago che si trova proprio a San Domino.

Beato Giovanni da Foligno, quindi. Quattro parole sul cartello. E subito una domanda: chi era costui?

Il viaggio di un nome

La risposta più onesta è anche la più affascinante: Giovanni è una figura rimasta molto più saldamente nella devozione che nella storia documentata.

Per cercarne le tracce bisogna risalire non a un atto contemporaneo alla sua vita, ma al Seicento e a un altro folignate: Ludovico Jacobilli, sacerdote, erudito e instancabile raccoglitore di curiosità e storie del passato.

Nel primo tomo delle sue Vite de’ santi e beati dell’Umbria, pubblicato nel 1656, Jacobilli inserisce Giovanni all’interno della biografia del beato Leviano. Lo definisce nobile e facoltoso folignate, eremita e fondatore di una chiesa e di un eremo dedicati a San Giovanni Evangelista nella zona di Celano, di altri luoghi religiosi nella regione dei Marsi e di una chiesa nelle isole Diomedee, identificata con Santa Maria di Tremiti.

La sua vita, secondo questa versione, si sarebbe conclusa con il martirio nel territorio reatino l’11 gennaio 174.

La tradizione tremitese aggiunge un altro passaggio. Richiamandosi a una non meglio precisata Chronica di Tremiti, racconta che Giovanni raggiunse le Diomedee (antico nome delle Tremiti) quando erano disabitate, vi condusse vita solitaria e, per ordine della Vergine, edificò un tempio in onore dell’Assunzione.

E’ il nucleo della leggenda che lo trasforma nel primo eremita cristiano dell’arcipelago e nel lontanissimo precursore della devozione mariana poi cresciuta intorno a Santa Maria a Mare.

Il racconto si allunga quindi verso la Marsica.

Una tradizione locale, ricostruita attraverso testi molto posteriori ai fatti narrati, fa nascere Giovanni a Foligno intorno all’anno 120, da una famiglia nobile e cristiana. Lo vuole battezzato da Brizio e Crispolto, indicati come discepoli di San Pietro, e poi in cammino verso Celano e il lago del Fucino insieme con alcuni seguaci.

Qui avrebbe costruito un eremo presso la Fonte d’Oro, predicato, curato infermi e fondato altre chiese.

Intorno al 170 avrebbe infine lasciato la Marsica per raggiungere le Diomedee con due discepoli.

Sulla vetta dell’isola di San Nicola la Chiesa di Santa Maria a Mare (attualmente in restauro) sarebbe stata costruita, secondo una leggenda, per volere della Vergine Maria in seguito proprio alle apparizioni avute dal Beato Giovanni da Foligno.

In questa versione, però, non muore a Rieti: muore alle Tremiti.

Ed è proprio questa divergenza a suggerire prudenza.

Quando la devozione precede i documenti

Non serve demolire una leggenda per rispettare la storia. Al contrario, bisogna........

© Il Corriere dell'Umbria