menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

Il governo rischia di alterare l'equilibrio tra i poteri dello Stato

11 36
23.02.2026

Superata la fase referendaria del 2022, una nuova iniziativa legislativa ha avviato una revisione estesa degli articoli della parte seconda della Costituzione. La cosiddetta "Riforma Nordio", definitivamente approvata nell'ottobre 2025, interviene sugli articoli 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110. Non avendo ottenuto la maggioranza qualificata dei due terzi, la modifica è stata sottoposta a referendum confermativo il 22 e 23 marzo 2026.

Il nucleo della riforma è la separazione delle carriere tra giudice e pubblico ministero, che diventerebbero due ordini distinti sin dall'ingresso nella magistratura. Tale soluzione è presentata come uno strumento di garanzia dell'imparzialità del giudice, tuttavia, presenta rischi sistemici rilevanti e documentabili. L'argomento principale in favore del "Sì" sostiene che la comune appartenenza a un unico ordine favorisca un corporativismo che spingerebbe il giudice a propendere verso le richieste del pubblico ministero. I dati ufficiali del Ministero della Giustizia contraddicono questa rappresentazione: un'elevata percentuale di assoluzioni in primo grado — intorno al 40-50% — indica che i giudici italiani respingono frequentemente le richieste dell'accusa e svolgono la funzione giurisdizionale con rigore e autonomia. Inoltre, i trasferimenti di carriera sono ormai marginali: nel 2024, solo 42 magistrati su oltre 8.800 hanno cambiato funzione, corrispondenti allo 0,4%.

La separazione delle carriere reciderebbe il vincolo culturale e professionale che vuole il pubblico ministero nella giurisdizione. Un organo dell'accusa isolato corre il rischio di cristallizzarsi in una figura orientata esclusivamente all'efficienza investigativa e alla vittoria processuale, perdendo il dovere di obiettività previsto dall'art. 358 c.p.p., secondo il quale il pubblico ministero è tenuto a svolgere indagini anche a favore dell'indagato. Questa perdita di orientamento potrebbe aumentare la suscettibilità dell'accusa a logiche securitarie e, nel tempo, facilitare il suo accostamento all'esecutivo: tale dinamica è osservabile nell'esperienza comparatistica di Stati che hanno adottato carriere separate, nei quali si sono registrati episodi di politicizzazione dell'azione penale e di erosione dell'indipendenza giudiziaria.

La Costituzione italiana concepisce la magistratura come un corpo unitario allo scopo di garantire che l'azione penale sia esercitata da soggetti dotati delle stesse garanzie di indipendenza del giudice. Il pubblico ministero in Italia ha la qualifica di magistrato a pieno titolo: esercita una........

© HuffPost