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La caduta e la rinascita di Ilaria Palomba, Restituzione

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19.02.2026

Nel panorama della poesia italiana contemporanea, Ilaria Palomba si distingue per la personale forza espressiva e per la radicale fedeltà a sé stessa e finalmente, oggi, possiamo leggere la sua nuova raccolta di poesie Restituzione (Interno Libri).

Strutturato in sette sezioni – Alluvione, Catabasi, Ascesi, Memoria, Dissolvenza, Restituzione, Mistica – il volume ricostruisce un percorso di rinascita e trasformazione che coincide con l’esperienza esistenziale dell’autrice: la discesa nel buio si configura come un’immersione totale nel trauma, mentre la lenta risalita assume i contorni di uno spiraglio di salvezza.

La scrittura di Palomba è fortemente corporea, carnale, attraversata da immagini potenti che si intrecciano con quelle più intime e delicate. Il corpo è ferita, sacrificio, tempio profanato, e ogni poesia sembra nascere da una tensione emotiva che oscilla tra distruzione e desiderio di redenzione, tra misticismo e materia, tra perdita e memoria. La parola poetica, seguendo un ritmo ipnotico e visionario, diventa così il tramite per raccontare l’indicibile, nel tentativo di nominare ciò che spaventa senza cadere nella commiserazione.

Temi significativi come lutto, amore, dolore, catarsi dialogano apertamente con una tradizione narrativa importante, che va da Alejandra Pizarnik a Marina Cvetaeva, da Amelia Rosselli a Simone Weil, fino a giungere a Robert Walser. Ma Palomba non si limita a raccoglierne l’eredità come semplici influenze letterarie: queste figure diventano veri e propri modelli esistenziali.

Restituzione è quindi un’opera necessaria, che conferma quanto Ilaria Palomba sia un’autrice capace di trasformare, con la sua sensibilità straordinaria, l’esperienza personale in materia universale. Il lettore si lascia coinvolgere emotivamente, riuscendo a scavare dentro il proprio io e si appassiona ad un’opera che non promette salvezza, ma indica una direzione: attraversare la notte per conquistare il giorno.

Un rifiorire tra la cenere. Un’ondeggiare impetuoso nel mare dei suoi sentimenti.

Guardavo le luminarie nel mare, i vascelli salpare.

Se solo potessi scordare il giorno,

sollevare le braccia,

Scolora il sapore delle ferite sull’acqua,

scolora il chiarore esangue del pianto,

scolora il rimpianto,

scolora le pareti bianche del mare,

scolora il mercato imbastito dei carri,

scolora il bosco, la pineta e i fiordi,

Dalle notti postume riemergevo senza fratture.

Quanta profondità, quanta dignità nell’esprimere il dolore. Osserviamo una donna che si ricompone non omettendo nulla, ma esponendo con grazia il suo sentire e, leggendola, ci sentiamo avvolti, compresi nelle nostre fragilità perché quando la letteratura coincide con la vita reale diventa puro incanto.

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