Draghi e Stiglitz: l'Europa è sola, l'Italia ha l'Europa
Aquisgrana e Santa Margherita di Pula, 14 maggio. Due interventi, nella stessa ora, compongono la diagnosi più organica che l'Europa abbia ascoltato negli ultimi due anni. Mario Draghi riceve il Premio Carlo Magno e formalizza il discorso politico-economico atteso dal suo Report del 2024, mentre Joseph Stiglitz apre il Linkontro NielsenIQ con un'analisi che converge sul punto: l'Europa è sola. Il rimedio politico di Draghi si chiama federalismo pragmatico, fatto di coalizioni di volenterosi laddove i ventisette non riescono. Stiglitz aggiunge la geopolitica: "È Xi ad avere le carte". Sono cornici solide, che però si fermano entrambe sulla soglia di un passaggio.
Aquisgrana è il punto più alto raggiunto dal pensiero europeo sulla competitività dopo il Report del 2024. Draghi nomina la contraddizione che ci tiene fermi: abbiamo aperto le frontiere senza completare il mercato interno, e la fragilità discende da lì. Il «Made in Europe» come domanda aggregata strategica, capace di trattenere le industrie a lunga maturazione, supera il dualismo fra mercatismo e statalismo. Stiglitz approfondisce sul piano geopolitico: lo choc decisivo per l'Europa viene dall'America prima ancora che dalla Cina, dall'erosione interna di un sistema democratico che pensavamo invariante. E nelle strozzature globali oggi passano alluminio, fertilizzanti, componenti industriali strategici, non........
