Non sottovalutate Elly Schlein
È istruttiva questa gara permanente a chi riesce meglio a delegittimare Elly Schlein come possibile candidata premier del campo progressista. Una gara molto praticata, dentro e fuori il campo progressista, e molto rivelatrice: invece di misurarsi con i problemi reali del Paese — salari bassi, servizi che arretrano, precarietà, casa, sanità, impoverimento del ceto medio — ci si affanna a stabilire perché la segretaria del Pd debba essere esclusa in partenza dal novero dei nomi legittimi.
L’ultimo episodio nasce da un sondaggio, secondo cui Schlein sarebbe perdente rispetto a Conte in uno scenario plurimo. E subito si è rimessa in moto la macchina consueta: maschietti agée del ceto interpretativo, analisti da retrobottega, pedagoghi del realismo altrui, tutti allineati nello sport che praticano con maggiore zelo, la svalutazione preventiva di Schlein. Non l’analisi seria del dato, non la cautela metodologica, non la distinzione tra ciò che un sondaggio misura e ciò che inevitabilmente non vede, ma la fretta di trasformare un rilevamento in una sentenza.
Peccato che esistano precedenti piuttosto eloquenti. Alle primarie del Pd del 2023 Euromedia dava Bonaccini al 54% e Schlein al 18,1%. Poi le primarie si celebrarono davvero, votarono persone vere e Schlein vinse. In modo netto. Lo stesso è accaduto sul referendum: per settimane i sondaggi di Ghisleri continuavano a collocare il Sì avanti o comunque competitivo, mentre il voto reale ha consegnato la vittoria chiara del No, sopra il 53%.
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