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Parliamo d'arte. La Biennale della sostituzione estetica, nel solco di Koyo Kouoh

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12.05.2026

Una Biennale Arte 2026 dei contrasti e delle contraddizioni, ma anche di assenze, separazioni, ribaltamenti. A partire dal titolo “In minor keys”. Nei giorni inaugurali questo  desiderio di vivere l’arte “In chiave minore” come sognava la curatrice Koyo Kouoh tanto da sceglierlo come titolo, era messo seriamente in crisi sia dalla esagerata folla di “invitati” (non si comprendeva il criterio di selezione) sia dalle note vicende innescate dalla scelta (discutibile) del presidente Pierangelo Buttafuoco, di riammettere la Russia tra i partecipanti (con contestazioni ministeriali e di piazza).

Lasciata da parte la grancassa mediatica, resta fino a novembre la fruizione dell’arte, anche se incombe il peso dei un sempre minor ruolo della cultura nella vita pubblica delle società e nella vita del “pubblico globale”. Va però riconosciuto che la 61esima Biennale appare col segno deciso, compatto e organico nonostante il lavoro di Koyo Kouoh si sia interrotto per la sua prematura scomparsa nel maggio 2025.

Critica d’arte nata in Camerun nel 1967, cresciuta in Svizzera, stabilitasi poi in Senegal, negli anni ‘90 a Dakar  la morte è avvenuta nel pieno della preparazione della rassegna, ma già Kouoh aveva affidato le linee guida al suo team (Gabe Beckhurst Feijoo, Marie Hélène Pereira, Rasha Salti, Siddhartha Mitter, Rory Tsapayi) che ha completato l’opera. La compattezza delle scelte curatoriali deve molto alla “cornice”, l’avvolgente allestimento di velluti blu e ridefinizione di soglie e spazi fatto dallo studio Wolff Architects. Sono 111 artisti invitati (di cui meno di 30 sono di genealogia euro-occidentale, il resto di artisti e artiste o di seconda generazione oppure - la maggior parte - persone nate e attive in Sudamerica, Africa, Asia) e quel che emerge visitando il Padiglione Centrale e il ramo d’Arsenale a loro dedicato è una densità di temi, spesso a rivendicazione identitaria, postcoloniale, politica ma che resta più sullo sfondo. Domina la poesia, e l’opera di fa affermativa e radicale di un modo totalmente diverso di intendere “arte”. Se “in minor keys” può essere letto come accenno alle minoranze che sono oggi “accordo musicale dominante” del e quindi preludio di una possibile nuova futura egemonia.

Mi sia consentita una provocazione: è una Biennale in cui si realizza, in questo giardino-laboratorio, una sorta di “sostituzione estetica”. Il termine usato dai sovranisti-suprematisti va........

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