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Duterte non poteva uccidere indiscriminatamente per la sua guerra alla droga

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23.02.2026

Il 23 febbraio 2026 rischia di diventare una data storica, si terrà infatti l'udienza di convalida del caso "Il Procuratore contro Rodrigo Roa Duterte" presso la Camera Preliminare I della Corte Penale Internazionale (CPI), i lavori proseguiranno 24, 26 e 27 febbraio.  

Duterte è sospettato di crimini contro l'umanità di omicidio e tentato omicidio, commessi quando era presidente della Repubblica delle Filippine tra il 1° novembre 2011 e il 16 marzo 2019 nel contesto di una delle più spietate operazioni di "guerra alla droga". A seguito di una richiesta dell'Ufficio del Procuratore della CPI, il mandato di arresto nei confronti del signor Duterte era stato emesso il 7 marzo 2025 ma reso publbico solo l'11 marzo 2025, il giornodopo Duterte era stato consegnato alla CPI dopo essere stato arrestato dalle autorità della Repubblica delle Filippine in conformità al mandato di arresto

Lo scopo dell'udienza di conferma delle accuse è “determinare se vi siano prove sufficienti per stabilire fondati motivi di ritenere che [Duterte] abbia commesso ciascuno dei reati a lui imputati”, se una o più accuse vengono confermate, il caso verrà trasferito a una Camera di primo grado, che condurrà la fase successiva del procedimento: il processo.

Senza troppo verificare le reali condizioni di salute dell’ex presidente filippino, la Corte ha consentito che la prima udienza del 23 si aprisse in sua assenza. 

Duterte fu eletto nel 2016 con la chiara promessa che avrebbe fatto di tutto per "liberare il Paese dalla droga”. Nel suo discorso di insediamento aveva pubblicamente incoraggiato i civili a uccidere chi usava le sostanze proibite assicurando che non avrebbe perseguito la polizia per esecuzioni extragiudiziali. In seguito, in un discorso in cui sembrava paragonarsi a Hitler, avrebbe dichiarato che sarebbe stato "felice di massacrare" milioni di "tossicodipendenti". In un'altra occasione ammise di aver personalmente ucciso presunti criminali quando era sindaco di Davao, sua città natale.

Secondo le stime citate dal procuratore della CPI, il numero totale di civili uccisi in relazione alla guerra alla droga è compreso tra 12.000 e 30.000. 

In questi anni, non è passata riunione all'Onu di New York o Vienna dove si riunisce la Commissione sulle droghe, che decine di organizzazioni non-governative non abbiano insistito pubblicamente per chiedere l’incriminazione di Duterte, la verità per decine di migliaia di vittime nonché la liberazione della senatrice Leila de Lima, tra le prime a denunciare coraggiosamente le spedizioni punitive subendo un arresto con accuse oltraggiose. Tornata in libertà, de Lima è stata rieletta per il Partito Liberale di Mamamayang ed è tornata alla carica contro la vice presidente filippina Sara Duterte confermando che le quattro denunce di impeachment contro di lei saranno inviate alla Commissione Giustizia della Camera dei Rappresentanti, quando, all’indomani delle udienze dell’Aja sul padre Rodrigo, la Camera filippina riprenderà la sessione.

Le due vicende non sono connesse, per qualche tempo Sara Duterte si è schierata pubblicamente contro le politiche criminali del padre, salvo poi prenderne il posto nella politica nazionale all’indomani della sua uscita di scena e del ritorno sulla ribalta di Ferdinand Marcos Jr, l’erede della famiglia storicamente più potente delle Filippine eletto presidente nel 2022.

Che le Filippine siano uno dei luoghi di passaggio di tutte le droghe proibite non è in dubbio, i crimini commessi per ordine di un Capo di Stato in onore della “guerra alla droga” che la Corte però ha deciso di perseguire potrebbe diventare l’inizio di uno scenario, si spera anche legale, per cui proibire la sproprozionalità nelle operazioni “antidroga” possa, di per sé, essere considerato un crimine. 

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