L’Italia non è piccola, è disabituata a pensarsi centrale
In un recente articolo pubblicato da The Economist, dal titolo provocatorio “Why a big country like Italy acts as if it were small”, l’Italia viene descritta come una grande nazione incapace di comportarsi da potenza. Un Paese che, pur essendo la terza economia dell’Unione Europea e una delle principali realtà manifatturiere del continente, continua a muoversi sulla scena internazionale con prudenza, ambiguità e un persistente complesso di inferiorità.
L’analisi dell’Economist è lucida e per molti aspetti condivisibile. Ma forse rivela anche qualcosa di più profondo: il fatto che continuiamo a misurare la grandezza delle nazioni con categorie che appartengono ancora al Novecento. Forza militare. Rigidità geopolitica. Capacità di schieramento. Assertività diplomatica. E allora sì: l’Italia appare spesso esitante.
Ma se cambiamo prospettiva, emerge una domanda diversa. E se l’Italia avesse semplicemente un’altra forma di potenza? L’Italia non ha costruito la propria influenza storica attraverso le portaerei. L’ha costruita attraverso gli immaginari. Roma, Venezia, Firenze, Napoli, Palermo non sono soltanto città. Sono simboli globali. Linguaggi........
