A cosa serve ogni cosa?
«Ho cinque dita per mano, in totale dieci. Venti, se aggiungo quelle dei piedi. Vedo le cose per quel che sono. Ho rinunciato alla fantasia molti anni fa. Non ho mai dimenticato che un eccesso di immaginazione può spingere gli uomini alla pazzia».
Come un monologo, come una lunga distesa di parole, inanellate una dietro l’altra, che diventano frasi, frasi che sciolgono nodi e pensieri, pensieri arrovellati, occhi gonfi di stupore, domande su domande, rivolte a sé stessi, rivolte a nessuno. Punti interrogativi, esclamativi, due punti, la meraviglia di un punto e virgola. Nessuna sospensione, tre puntini nello sguardo e via. Come un monologo, così questo monologo, che poi diventa un dialogo. Un uomo solo che si scopre ancora più solo in una città deserta, un uomo solo con occhi di colore diverso, un uomo che da un momento all’altro parla con sé, con il suo io, l’altro nascosto forse dietro uno dei suoi occhi, o chissà. L’uomo bicolore di Javier Tomeo (Occam editore, traduzione di Alberto Bile Spadaccini), un piccolo meraviglioso congegno letterario che ora possiamo leggere; in queste pagine troviamo un monologo e anche un dialogo, una........
