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Il problema del riconoscimento dei lavoratori

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13.04.2026

“Fermate il mondo, voglio scendere” è il titolo di un musical inglese del 1961 sulla vicenda interiore di una persona che, pur avendo raggiunto il successo nella vita lavorativa, si ritrova smarrita e insoddisfatta. Erano gli anni del cosiddetto benessere economico: anche in Italia si sviluppava il boom e l’“American way of life” sembrava in grado di garantire prosperità a tutto il mondo occidentale, con la promessa di ridurre disuguaglianze e conflitti. Il brusco risveglio sarebbe arrivato nel 1975, con la fine della guerra in Vietnam — primo segnale di stallo dell’egemonia statunitense — e con l’inizio di quella che Kenneth Galbraith definì “l’età dell’incertezza”, segnata dalla fine di un sistema mondiale stabile.

Nel 1961, tuttavia, questi eventi erano ancora lontani. Eppure la società, da sempre sismografo dell’economia, registrava già un’insoddisfazione diffusa verso una forma di capitalismo che, se da un lato produceva benessere materiale, dall’altro rischiava di generare infelicità, anche a causa del trionfo del modello fordista, basato sulla produzione standardizzata di massa e sulla parcellizzazione del lavoro. Nonostante ciò, prevaleva ancora una forte fiducia nel futuro e nelle possibilità di progresso.

Se guardiamo all’oggi, sembra invece emergere un senso generalizzato di fuga dal mondo. L’età dell’incertezza si è trasformata in un’epoca di........

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