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Se Trump vara la deregulation ambientale degli Usa, una speranza arriva dal Brasile

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16.02.2026

L’aveva annunciato e l’ha fatto. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump con un tratto di penna ha revocato la politica federale sui cambiamenti climatici. Il più grande passo indietro per uno dei Paesi che inquinano maggiormente al mondo. Ma per l'amministrazione repubblicana si tratta di una semplice "deregulation". L'Endangerment Finding del 2009 stabilì che sei gas serra, tra cui anidride carbonica e metano, mettono a repentaglio la salute e il benessere pubblico.

Per quasi 17 anni, gli Stati Uniti hanno utilizzato questa scoperta scientifica come base giuridica per stabilire politiche volte a ridurre le emissioni di auto, centrali elettriche e altre fonti di gas che riscaldano il pianeta. "Questa norma radicale è diventata il fondamento giuridico della Green New Scam", ha dichiarato Trump, usando un termine popolare tra i conservatori per descrivere le politiche ambientali e climatiche democratiche. La mossa senza dubbio segna il culmine di un decennio di sforzi da parte del trumpismo per smantellare le politiche che i Democratici e molti esperti del clima ritengono necessarie per contenere le emissioni.

Sin dal suo ritorno alla Casa Bianca Trump ha cercato di abrogare le norme che i suoi sostenitori nel settore petrolifero e del gas hanno definito eccessivamente onerose. In più di un'occasione il presidente americano ha definito i combustibili fossili vitali per l'economia e la sicurezza nazionale, sostenendo che una maggiore dipendenza da essi contribuirà a ridurre i prezzi dell'energia, praticamente in barba a decenni di studi e ricerche sull'ambiente. Oltre a dirsi spesso convinto che il "riscaldamento climatico sia una bufala". Nelle prossime ore, inoltre, il tycoon dovrebbe firmare un ordine esecutivo che impone al Pentagono di acquistare elettricità da centrali a carbone. L'amministrazione intende stanziare finanziamenti a cinque di esse in West Virginia, Ohio, North Carolina e Kentucky per la rimessa in servizio e l'ammodernamento degli impianti. Un impegno che regalerà a The Donald il prestigioso 'Undisputed Champion of Coal' dal Washington Coal Club, il premio di un gruppo pro-carbone legato all'industria dei combustibili fossili.

La decisione di cancellare il piano contro l’inquinamento dell'era Obama potrebbe anche creare nuova incertezza per le aziende con attività globali, intrappolate tra standard ambientali più bassi in patria e norme più rigide sulle emissioni all'estero. I gruppi ambientalisti hanno già annunciato che combatteranno in tribunale, e probabilmente ci vorranno anni prima che il contenzioso sia risolto. Resta da vedere se, nel frattempo, l'amministrazione potrà applicare le nuove regole. Intanto, quello che è certo è che l’emergenza climatica negli Stati Uniti non esiste più, almeno dal punto di vista legislativo.

Mentre Trump cancella la normativa anti gas serra, dal Brasile arriva la buona notizia del netto calo della deforestazione dell’Amazzonia.

Dopo gli anni bui della presidenza Bolsonaro, la deforestazione mostra finalmente un’inversione di tendenza. Secondo il Rapporto annuale 2024 prodotto da MapBiomas, la perdita di vegetazione autoctona si è ridotta del 32,4% rispetto al 2023, segnando la prima diminuzione simultanea in tutti i biomi naturali del Paese – con l’unica eccezione della Foresta Atlantica, dove i livelli sono rimasti stabili (anche perché aveva registrato una riduzione di oltre il 50% l’anno precedente).

Il dato è incoraggiante, ma non sufficiente a far abbassare la guardia. Nonostante il calo, nel 2024 il Brasile ha perso in media 3.403 ettari di foreste ogni giorno, l’equivalente di 142 ettari l’ora. Oltre il 97% della deforestazione registrata dal 2019 al 2024 è riconducibile all’espansione dell’agricoltura e dell’allevamento. Solo il 3% è attribuibile ad altre cause, come l’espansione urbana o la produzione di legno. L’iniziativa MapBiomas, attiva dal 2015, riunisce ONG, università, centri di ricerca e startup tecnologiche per monitorare in modo trasparente l’evoluzione dell’uso del suolo e della copertura vegetale brasiliana.

Nel contrastare davvero la deforestazione c'è da ripensare i modelli di consumo e fare i conti con la crescita demografica mondiale, che ogni anno aggiunge al Pianeta circa 70 milioni di persone. I bisogni della popolazione mondiale e il diritto a cibo, abitazioni, luoghi di lavoro, mezzi di trasporto, abbigliamento e altri beni determinano inevitabilmente un forte impatto su foreste, habitat, specie animali e vegetali, e sono quindi una sfida globale da affrontare insieme. Ignorare questi aspetti rischia di rendere incomplete le strategie di conservazione e gli sforzi per la tutela del clima e della biodiversità.

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