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La tela ferita e il Cartone di Raffaello all'Ambrosiana di Milano

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09.04.2026

Le razzie di pere d'arte compiute da Napoleone Bonaparte durante la Campagna Italia hanno coinvolto anche il Cartone che Raffaello aveva disegnato all'inizio del XVI secolo per prepararsi ad eseguire il celeberrimo l'affresco de La scuola di Atene.

Nel 1796 il Cartone viene prelevato dalla Biblioteca Ambrosiana e trasferito a Parigi. L'opera, realizzata da Raffaello con carboncino e biacca, è di grandi dimensioni (2,85 x 5 metri): quando viene assegnata al Louvre inizi un restauro dove venti fogli smontati vengono poi incollati su una tela di lino per rinforzare l'insieme.

Grazie all'intervento di Antonio Canova, inviato dal Vaticano in veste di ambasciatore, dopo la caduta di Napolene farà ritorno all'Ambrosiana nel 1816. Ma le sue peripezie non sono finite: durante la Prima Guerra Mondiale, raggiunge Roma dove viene messo in sicurezza nei Musei Vaticani; tornato a Milano, durante il Secondo conflitto viaggia di nuovo per raggiungere il caveau della Banca d'Italia.

Dopo l'ultimo impegnativo restauro del 2019 ha finalmente trovato pace, protetto da una speciale teca climatizzata, nella Sala de Cartone dedicatagli dal museo milanese.

Fila è conosciuto per l'utilizzo di materiali di recupero, tra l'altro proprio lino, cotone, seta, canapa, broccati e stoffe artigianali su cui interviene attraverso tagli, cuciture, tensioni e pieghe.

Nella Sala del Cartone, il suo polittico costituito da cinque teli affiancati ,è disposto frontalmente al disegno di Raffaello. La sala è buia: quando l'occhio del visitatore si abitua, dal tessuto illuminato emergono i segni concreti del suo peregrinare: muffe, tracce di umidità e macchie di colla rimaste in qualche punto indelebili: Fila ne ha sottolineato i profili con tagli che ne seguono i contorni

Tanto quelle di Fontana quanto quelle di Fila sono opere astratte e meditative ma in quest'ultimo non c'è traccia di riflessioni geometriche: dal 2006 Fila appartiene all' Ordine dei Frati Minori e i suoi lavori parlano il linguaggio della teologia.

La sua opera fatta solo di materia è figurativamente "muta", ma è impossibile non accostarla alla Sacra Sindone, il grande lenzuolo di lino (1,13 x 4,42 metri) che porterebbe impressa l'impronta del volto di Gesù.

I tagli che Sidival Fila ha scrupolosamente eseguito, sono altrettanto rigorosamente ricucirli, senza però portare a termine il lavoro di sutura. Le ferite rimaste evocano in chi guarda il gesto che Caravaggio ne L'incredulità di San Tommaso fa compiere al discepolo dubbioso intento a saggiare la piaga nel costato del Cristo risorto.

È un'opera irrimediabilmente religiosa questa preghiera visiva che dialoga ora con il Cartone, ma è costruita con il linguaggio proprio dell'arte contemporanea.

L'artista si è espresso così: "In questo lino, segnato dal tempo e dal viaggio, ho riconosciuto una memoria viva: non un frammento da conservare, ma una presenza che continua a parlare".

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