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Dal Radical Design al postumanesimo. Andrea Branzi alla Triennale Milano

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Un omaggio rivolto a un pensatore. Architetto, designer, insegnante, curatore e artista sui generis Andrea Branzi, mancato nel 2023, resta una figura centrale del pensiero progettuale. Negli Anni '70 emerge come uno tra i principali esponenti del Radical Design, movimento che al funzionalismo del XX secolo oppone oggetti provocatori sollecitando una riflessione sul significato del design.

La Triennale ha ora affidato il racconto delle sue imprese a un'altra eminenza dell'architettura internazionale, il giapponese Toyo Ito, coautore di numerosi progetti di Branzi, ma soprattutto suo amico di lunga data.

La mostra Andrea Branzi by Toyo Ito. Continuous Present è costruita con 400 opere tra installazioni, modelli e disegni, oggetti di piccole e grandi dimensioni, video e documenti d’archivio.

Un flusso non cronologico di lavori da cui la figura di Branzi emerge più simile a quella di un pensatore che a quella di un architetto come lo si intende comunemente.

Nei padiglioni adibiti alla mostra quasi subito il visitatore s'imbatte nella grande installazione dedicata al progetto No-Stop City mentre alla fine del percorso dovrà confrontarsi con un'altra delle idee-forza del pensiero di Branzi: l'approccio antropologico raggiunto a fine carriera. 

Il risultato? Spazi tutti uguali, senza inizio né fine, mortiferi, ma capaci di autogenerarsi all'infinito: un “presente continuo” che non ha alcun bisogno dell'architettura.

Mezzo secolo dopo di fonte al panorama che si dispiega nelle arterie che collegano le periferie al centro di ogni insediamento urbano l'intuizione suona come una profezia: ci si sposta per chilometri in un vuoto di senso dove abbandono e obsolescenza sembrano l'unica destinazione possibile.

Per contrasto Branzi inizia proporre modelli di “urbanizzazione debole” sostenendo l’opportunità di rendere indistinto il confine tra urbano e rurale, sfumare le specializzazioni e trasformare l'abitato in uno spazio di coesistenza.

Sulla scorta di questa riflessione alla metà degli Anni '80, in veste di designer, Branzi progetta Animali Domestici una serie di oggetti di arredo in parte o in tutto realizzati legno grezzo, non lavorato, proponendo ibridi che appaiono insieme scultorei e primitivi.

È questo inoltre un segnale del suo passaggio verso la ricerca di una forma di pensiero che rifiuta l’idea di progresso lineare, in favore di un inciampo che possa definire un ritmo nuovo.

E qui Branzi si rivela di nuovo profetico: la pratica nata dalle sue riflessioni risulta precorritrice di quel postumanesimo filosofico che da Donna Haraway a Roberto Marchesini pone sullo stesso piano uomo, animali, natura e tecnologia.

Tipico di Branzi era sostenere che lo spazio urbano dovrebbe incoraggiare una “coesistenza planetaria” tra umani e animali, tecnologie e divinità, vivi e morti. 

La mostra curata da Ito alla Triennale non arriva isolata: nel 2025 il Musée des Impressionnismes di Giverny gli ha dedicato una personale. Nello stesso anno Fondation Cartier pour l’art contemporain, per l'inaugurazione del nuovo spazio espositivo di Parigi, ha inserito un'installazione commissionata a Branzi in precedenza, mentre si è da poco conclusa Animal dans la ville collocata nei sottopassaggi della fermata della metropolitana Palais-Royal-Musée du Louvre.

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