Sta arrivando un momento importante per l’Onu (e per il mondo)
(di Bernardo Monzani)
L’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) ha, in questi ultimi anni, perso molta della propria autorevolezza. Questo è successo in gran parte a causa di forze che hanno escluso l’organizzazione da processi di cui, in altri momenti, ne sarebbe stata protagonista, ma in parte anche per via di una percezione d’inefficacia davanti a sfide sempre più complesse.
Quest’anno, tuttavia, succederà qualcosa di importante: si eleggerà un nuovo Segretario-Generale. È pertanto lecito chiedersi se questo evento, e la persona che sarà scelta, potranno ribaltare questa tendenza e ridare legittimità all’ONU.
Gli ultimi nove anni sono stati particolarmente difficili per l’organizzazione. Davanti alle guerre in Ucraina, Sudan, e poi Gaza e Iran, l’ONU si è vista sempre di più esclusa dalle azioni dei suoi stessi membri. L’oltraggio più grande è arrivato, da questo punto di vista, nel novembre 2025, quando il Consiglio di Sicurezza approvò la Risoluzione 2803, dando il suo sostegno e riconoscimento alla Board of Peace, l’organizzazione internazionale voluta dall’amministrazione USA del presidente Trump per guidare la ricostruzione di Gaza. Una volta approvata, la Board of Peace è stata subito posizionata come strumento per promuovere la pace anche in altri contesti, quasi a voler sfidare il ruolo centrale e unico delle Nazioni Unite su questo tema.
La questione del Board of Peace è uno dei tanti colpi incassati dall’attuale Segretario-Generale, Antonio Guterres. Eletto nel 2016, Guterres era arrivato al palazzo di vetro—il quartier generale dell’ONU a New York—con la percezione di essere un leader pragmatico e capace di gestire altri leader. Nonostante questo, i risultati del suo mandato sono rimasti sotto le aspettative. Sicuramente non ha aiutato la pandemia, che, tra la fine del 2019 e il 2022, frenò il suo slancio iniziale. Da allora, Guterres ha cercato di dare risalto al ruolo dell’ONU come campione della multilateralità. Su contesti specifici, tuttavia, è perlopiù restato escluso, mentre l’incapacità dell’organizzazione di porsi in modo netto su Gaza ha minato di molto la sua autorevolezza.
In questo contesto, la scelta del nuovo Segretario-Generale rappresenta un momento potenzialmente di grande importanza. Un nuovo Segretario-Generale può dare la percezione di un nuovo inizio, o una rottura col passato, e, grazie a questo, fornire delle opportunità per permettere all’organizzazione di contribuire a iniziative di pace, come quelle in Sudan, che mancano di coordinamento. Inoltre, la persona scelta potrebbe fornire lustro e pragmatismo all’organizzazione, come successe, per esempio, con Kofi Annan. Scelto nel 1996 con poche aspettative, Annan divenne subito una forza a livello globale, permettendo all’ONU di giocare un ruolo importantissimo in diversi conflitti, e portando l’organizzazione a ricevere il premio Nobel per la Pace nel 2001.
I candidati attualmente in corsa includono principalmente personaggi dell’America del Sud. È infatti consuetudine, nella scelta del Segretario Generale, una rotazione che dia a ogni blocco geografico la possibilità di avere un suo rappresentante, e dopo Africa (Annan), Asia (Ban Ki-Moon) e Europa (Guterres) adesso è il turno dell’America del Sud.
Fino a pochi mesi fa la candidata principale era considerata Michelle Bachelet, ex presidente del Cile e Commissaria delle Nazioni Unite per i Diritti Umani. La scelta di Bachelet sarebbe storica, in quanto darebbe al mondo la prima donna Segretario-Generale. Il nuovo governo cileno, eletto a marzo, ha, tuttavia, recentemente tolto il supporto formale alla sua candidatura, per questioni politiche interne al paese. Tra i candidati che rimangono ci sono un’altra donna, Rebecca Grynspan (ex vice-presidente del Costa Rica), e Rafael Grossi (attuale capo dell’Agenzia internazionale per l'energia atomica).
Tra questi candidati non ci sono outsider—ossia personalità controcorrente. Chiunque verrà scelto, lo farà grazie al sostegno di tutti cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza (Cina, Francia, Germania, Russia e Stati Uniti) e della maggioranza degli stati membri dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Il nuovo Segretario-Generale dovrà essere, per forza di cose, un personaggio gradito ai leader mondiali.
Questo non vuol dire, tuttavia, che il nuovo Segretario-Generale non possa fare la differenza. L’ONU rimane, nonostante tutto, il simbolo della pace e della sicurezza globali. E come venne dimostrato nel caso di Annan, queste risorse possono, nella mani di una persona abile e capace, permettere all’ONU di tornare ad avere un ruolo centrale su questioni di pace e sicurezza.
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