Gnocchi con la ricotta, una storia lunga 50 anni
«Cuocevamo le patate - quelle olandesi “vecchie” - che dovevano essere morbide, senza grumi, le schiacciavamo e aggiungevamo la farina e il sale. Facevamo un uovo, non di più, per un chilo di farina. Poi ci si regolava in base a quanta farina chiedevano le patate: se erano asciutte ne chiamavano meno, altrimenti un po’ di più».
Quella che detta Anna è la ricetta per fare gli gnocchi di patate. Niente di originale, niente di diverso da quello che si può leggere in vari libri di cucina.
Era d’altronde quella che la Anna, la Arturina, la Beppa, la Rita, la Maria “Pèli”, la Maria “del Titolét”, la Anna “Maestra” avevano imparato dalle loro mamme e dalle loro nonne.
A Rivamonte, da cinquant’anni esatti, “i gnòch co la poìna” (con la ricotta affumicata) sono diventati il simbolo della festa della comunità, della festa di Sant’Antonio. Il 13 giugno. Quel Sant’Antonio che è da Padova, certo, ma che i rivamontesi hanno fatto proprio non temendo confronti. E che da ieri sera festeggiano con la nuova edizione della sagra paesana, che domani vedrà premiare i pionieri di 50 anni fa.
«Lo disse chiaro Agostino quella mattina a zia Livia di Radio Valbelluna», ricorda Rosy, «che è importante Sant’Antonio da Padova, ma che neanche quello da Rivamonte è un coión». Non lo era e non lo è per nessuno di quanti – tantissimi, come dimostra un storica foto del 1893 – venivano e vengono a Rivamonte in occasione della ricorrenza del........
