Meloni, il governo più longevo. Ma è in ritardo sulle riforme
Per amor di celebrazione, Giorgia Meloni ha le sue buone ragioni a festeggiare oggi il gong che la eleva a premier più longeva della storia d’Italia. Un record di tale portata va salutato dalla folla festante ma certo la ex underdog, piombata a palazzo Chigi dalle retrovie dell’opposizione, malgrado la sterminata pioggia di miliardi del Pnrr non è riuscita a lasciare un segno tangibile del suo passaggio, come amavano fare gli imperatori romani usi a lasciare in dote al popolo grandi opere, templi e colonnati da rimirare nei secoli dei secoli.
I lasciti del governo Meloni sono meno altisonanti: finora nulla è rimasto delle storiche riforme promesse alla vigilia della sua mission. Premierato in soffitta, Separazione delle carriere dei giudici bocciata dagli italiani e Autonomia delle regioni smontata dalla Corte Costituzionale; ad un anno dalle elezioni, i 200 e passa miliardi concessi da Bruxelles per i danni del Covid non sono bastati a evitare all’Italia la più bassa crescita del Pil e il più alto costo dell’energia di tutta Europa.
Dunque i motivi di vanto per Giorgia si riducono a tre elementi, certo non di poco valore: il sostegno convinto all’Ucraina, il crollo dello spread sotto i 70 punti, segno di conti pubblici in ordine - come dimostra la discesa del deficit di bilancio al 3 per cento - e un’impennata dell’occupazione, mai così alta “dai tempi di Garibaldi”, come ripetono i suoi laudatores.
E per capire quanto sia esigua l’eredità lasciata dal primo esecutivo Meloni - il più stabile d’Europa - è opportuno scorrere i menù degli altri governi oltre confine: le riforme portate a termine, pur tra mille peripezie (il caso della Francia è il più eclatante), le rivoluzioni fiscali, le leggi di civiltà varate per minoranze, ma anche le strette sui migranti, lasciano il segno.
Ecco dunque una panoramica........
