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La Cina guarda a Nordest: dalla manifattura alla tecnologia

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11.08.2026

Il Dragone guarda al Nordest, ma lo fa con occhi nuovi. Perché se prima la presenza cinese si concentrava prevalentemente nel settore immobiliare e commerciale, oggi il quadro è cambiato. Attualmente il valore delle quote societarie riconducibili a persone fisiche e giuridiche originarie della Cina, di Hong Kong e di Taiwan nelle aziende nordestine, escluse le società quotate, ammonta a 270 milioni di euro. Un incremento del 31,9% in soli cinque anni, circa il doppio rispetto al dato nazionale: infatti, la crescita in Italia è stata del 14,9%. I dati del Registro delle imprese, elaborati da InfoCamere, mostrano che l'espansione in questo territorio non è solo nel numero di società partecipate, cresciute del 64,8%, ma anche in quello degli investitori, saliti del 51%.

Un nuovo orientamento

Un investimento che prende due forme molto diverse: da un lato, c'è la grande massa di piccole partecipazioni riferibili a persone fisiche, dall'altro, la forte concentrazione del capitale in capo alle persone giuridiche. Sono queste ultime a muovere la maggior parte delle risorse verso le imprese italiane partecipate e a rappresentare il vero motore finanziario: nel Nordest ammontano solo a 191 soci, ma nel 2025 hanno veicolato 228 milioni di euro, pari all'84% del capitale estero totale.

«Spesso se si pensa alla presenza cinese si pensa ancora al modello Prato, legato al settore del commercio, ma ora le cose stanno cambiando», spiega Paolo Ghezzi, direttore generale di Infocamere, «stanno entrando a pieno titolo nella manifattura». Un settore, che concentra oggi 188 milioni di euro di capitale estero: il 69,8% dell'intero ammontare censito........

© Corriere delle Alpi