menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

La nevicata del 1985 e la morte bianca di un padre. Storie di un'altra Milano

14 1
23.01.2026

Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.

Trovi tutti gli articoli salvati nella tua area personale nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.

Nel suo primo romanzo, «Tanto domani muori», la poetessa Antiniska Pozzi ricostruisce il clima a cavallo degli Anni 80 e 90, il contesto politico, le aspirazioni d’una città dove l’ascensore sociale stava per fermarsi. E le scelte individuali che conducono a un epilogo distante da quello sperato. Poi c’è quel murale di periferia...

Il bianco di Milano, nell’inverno del 1985, era purissimo. Come la neve fresca all’alba o i primi anni di un amore giovane. Ed è sporco un attimo dopo, quando la città mescola a quel bianco il grigio delle strade, lo smog, il fiato industriale, l’aria di pianura senza vento, dove il Mulino bianco è un idillio di merendine che i figli si litigano. Per la protagonista di Tanto domani muori (HarperCollins), Anna, il bianco sporco è anche quello della morte del padre, una “morte bianca”, come si dice delle morti sul lavoro. Licenziato dalla SIT-Siemens di piazza Zavattari a Milano, assunto come garagista e operaio in nero in periferia, muore schiacciato da una piattaforma. Metafora micidiale, della fame di spazio di una città dove la verticalità è innanzitutto alzarsi ogni mattina per mandare avanti una famiglia. Siamo in una Milano dove l’ascensore sociale funziona ancora, dagli anni 60 fino ai 90: per un padre che rinuncia a fare il calciatore professionista, e restare vicino alla donna che ama, lei, di famiglia contadina, diventa dirigente della Upim. Solo che questo ascensore, a volte, ti lascia a metà del viaggio, e nello specchio rivedi i fantasmi di un’Italia rurale, che la madre di Anna si porta dietro, come la Canuta, con le sue profezie.

È difficile parlare di un libro d’ispirazione autobiografica che non fa della trama il suo forte, quanto del filato, la voce, il tono. Il romanzo di Antiniska Pozzi risolve nel poetico — le immagini, certi dialoghi franti — anche il contesto politico, del circolo anarchico Ponte della Ghisolfa e di Lotta Continua, che il padre della protagonista, che in molto coincide con il padre dell’autrice, frequentava. Ma di quegli anni non c’è né l’ideale né la violenza, per non giustificare la violenza, quando c’è, tra le mura domestiche, né per sminuire l’ideale, di un giovane amore che ha un’unica colpa: pretendere che invecchi con noi. Ci sono sogni, bisogni, e la morte, come nella scritta da cui prende ispirazione il titolo, presente........

© Corriere della Sera