La fine della Nato è rinviata. Trump non si ritira a mani vuote, ma è bocciato dai suoi
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La fine della Nato? Sarà per unâaltra volta. Con Donald Trump una buona regola è: aspettare, aspettare, aspettare, prima di fare dei bilanci. Nulla è mai come sembra a prima vista. Gli strappi più clamorosi si scoprono provvisori, riparabili. Ricordo quando nel febbraio scorso nello Studio Ovale sembrò aver liquidato per sempre Zelensky e con lui il destino dellâUcraina; o quando nellâagosto scorso sembrò aver regalato a Putin un trionfo in Alaska. Acqua passata. Analisi, bilanci, scenari che suonavano definitivi, sono durati lo spazio di un mattino.
Sulla Groenlandia la tempesta è nella fase discendente. Lui ha fatto marcia indietro e senza dubbio un ruolo lo ha giocato la fermezza degli europei. Però Trump non si ritira a mani vuote. Il retroscena del New York Times, giornale dâopposizione che non è solito fargli regali, ricostruisce una contropartita che sarebbe nel pacchetto negoziato in sede Nato: un «compromesso territoriale» che includerebbe delle «sacche» di sovranità americana nelle basi militari situate in Groenlandia. Il modello citato in sede Nato sono le basi inglesi a Cipro. Altre ricostruzioni includono un diritto di veto Usa contro ogni investimento russo o cinese in Groenlandia. Se queste contropartite sono confermate, Trump non tornerebbe a casa a mani vuote.
Ma valeva la pena sottoporre gli alleati europei a pressioni e minacce così gravi? I dubbi e le critiche sono evidenti anche nel mondo MAGA. Lo dimostra il forte dissenso di un economista che è stato uno dei teorici dei dazi trumpiani: Oren Cass. Sul sito Compass, una fucina di idee affini ad America First, Cass si è distinto come testa pensante del........
