Un presidente di lotta e di governo
C'è un Fico da barricate. Poi c’è, evidentemente, l’anima governativa e istituzionale dell’esponente pentastellato
Appena qualche settimana fa Angelo Agrippa, da queste colonne, raccogliendo (anche) un sentire comune che si stava alimentando giorno dopo giorno, ha sollecitato il governatore Fico — passata la fisiologica fase di ambientamento a palazzo Santa Lucia e soprattutto superato, non senza difficoltà, lo scoglio della formazione della nuova giunta — a battere finalmente qualche colpo. Iniziative, senza girarci troppo attorno, capaci di far comprendere davvero la direzione che intende imprimere all’amministrazione regionale ereditata da Vincenzo De Luca e, al tempo stesso, di (provare a) rimandare al mittente le critiche politiche di chi lo dipinge(va) — chissà, forse troppo frettolosamente — come il più classico dei paracadutati dall’alto in cerca d’autore. Fatto sta che l’ex presidente della Camera sembra aver ingranato, d’improvvisto, una marcia diversa, inanellando una serie di provvedimenti (già varati o in itinere) che ne stanno tracciando ben altro profilo. Anzi, per dirla tutta, più profili.
C’è, infatti, il Fico di lotta. Quello, cioè, che ha deciso — mantenendo una promessa per certi versi scomoda fatta in campagna elettorale — il ritiro in autotutela della procedura per la selezione di un socio privato nel sistema acquedottistico della Grande adduzione primaria di interesse regionale («Sono convinto che la gestione di una risorsa preziosa come l’acqua debba essere in mani pubbliche»). Poi c’è, evidentemente, l’anima governativa e istituzionale dell’esponente pentastellato.
Dopo aver chiuso definitivamente la fase della vecchia amministrazione — portando a compimento il bilancio non solo a mo’ di notaio, bensì facendo intravedere la nuova via che proverà a concretizzare nel prossimo documento finanziario — il nostro infatti è riuscito a piazzare il colpo Sanità: l’uscita dal Piano di rientro della Regione Campania. Risultato non scontato, quantomeno nei tempi, figlio di «un confronto costante e costruttivo con il ministro della Salute Schillaci, nello spirito di una leale collaborazione istituzionale nell’interesse della collettività. Un’interlocuzione proficua che ha consentito di completare in breve il percorso avviato in precedenza e di superare di fatto il contenzioso pendente».Dalla Sanità ai Trasporti. Fico, senza farne mistero, sta pensando — insieme all’assessore e vicegovernatore Mario Casillo — a un manager di caratura nazionale per l’Eav: la voce più insistente che circola porta al nome di Pietro Diamantini, dirigente Trenitalia, a lungo a capo del Business Alta Velocità. Si vedrà. Presto, comunque. La stessa holding controllata al 100% dall’amministrazione di Palazzo Santa Lucia, peraltro, in qualità di soggetto attuatore, si occuperà della realizzazione della Linea 10 , destinata a collegare il capoluogo partenopeo con la porta dell’Av in circa 20 minuti (sarà il primo metrò a guida autonoma della città). Lunedì scorso la firma del contratto di servizio per il lotto inaugurale — da Afragola alla stazione Di Vittorio — del valore di 660 milioni di euro. Un’opera complessivamente da 3 miliardi e passa, sviluppata in sinergia tra Comune di Napoli e Regione, «che va nella direzione di rafforzare il sistema pubblico dei trasporti perché il diritto alla mobilità — ha tenuto a ribadire l’ex inquilino di Montecitorio — è un diritto essenziale dei cittadini».
Infine, ma non da ultimo in termini di rilevanza, c’è il Fico politico. Sempre lontano dai riflettori, un leit motiv del suo mandato, il governatore ha dato piena fiducia all’assessora regionale Claudia Pecoraro, anche lei 5 Stelle, per seguire la candidatura a sindaco di Salerno di Franco Massimo Lanocita, alfiere dell’Altro Campo (pentastellati, Avs e socialisti dissidenti). Obiettivo: contrastare il ritorno di Vincenzo De Luca a Palazzo di Città.Piccola digressione finale. Nel centrodestra campano, dopo il recente referendum che ha consacrato una tra le peggiori sconfitte degli ultimi anni (a Napoli e nella regione il No ha ottenuto percentuali record), si sta consumando una battaglia ai più incomprensibile tra FI e FdI. Disfida che si sta riverberando anche sulla nomina del capo dell’opposizione in Consiglio, casella lasciata vuota dal viceministro Edmondo Cirielli. Per il ruolo in questione l’ex ministro Gennaro Sangiuliano sembra avere una maggioranza (…nella minoranza) solida. La cosa potrebbe essere risolta a Roma, anche se pure lì ultimamente non è che tiri una bella aria. Resta il fatto che per un buon governo serve anche una buona opposizione. Ce la faranno i nostri eroi…?
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