Nora Puntillo, scrivere alla velocità del pensiero. E diceva: «Dovete battere sulla tastiera con tutte e dieci le dita»
È scomparsa una maestra del giornalismo che cercava un senso oltre la nuda rappresentazione dei fatti e detestava gli ammiccamenti al lettore
Lo ha già scritto Antonio Polito, l’ho ripetuto io e chissà quanti altri potrebbero ancora testimoniarlo: Nora Puntillo - scomparsa domenica a Napoli - ha insegnato a scrivere a più di una generazione di giornalisti. Lo ha fatto all’Unità, a Paese Sera, al Roma. È anche per questo che è stata un punto di riferimento assoluto nella Napoli di Lauro, delle mani sulla città, di Carlo Fermariello sulle barricate cinematografiche dell’antiabusivismo, delle giunte rosse di Maurizio Valenzi e della difficile ricostruzione dopo il terremoto; in una città, vale ricordarlo, costantemente minacciata dalle emergenze sociali e sotto l’assedio della violenza camorristica.
Ci ha insegnato l’Abc del giornalismo. Ma, soprattutto, ci ha insegnato a mettere in fila le parole, dando loro un ordine, un senso e un valore che andassero oltre la nuda rappresentazione dei fatti. Comunista prima di tutto, Nora poteva farlo forte di una cultura enciclopedica, raffinata e mai confinata entro i limiti dell’appartenenza politica. Insegnava con l’esempio, certo, ma anche con una pazienza laica e con un rigore teorico e metodologico di cui, forse, i lettori hanno avuto meno percezione degli stessi giornalisti. Ed è proprio di questo che vorrei parlare.
Nora diceva, ad esempio, che si dovesse scrivere alla stessa velocità del........
