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Camerota, la piccola Caracas: «Pronti a festeggiare il Venezuela libero»

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friday

Nel Salernitano una cittadina rinata dietro le rimesse degli emigrati italiani in Sudamerica e che ospita la più folta comunità venezuelana: «Con Chavez la speranza prima della degenerazione, Maduro ha condannato il Paese»

Sul Lungomare di Marina di Camerota mica c’è il busto di Giuseppe Garibaldi, ma quello di Simon Bolivar. Nulla di personale contro l’Eroe dei due mondi, ma per la popolazione locale il Libertador è il simbolo del rapporto simbiotico che lega da quasi un secolo la cittadina più meridionale della Campania al Venezuela. 
Nel centro turistico del profondo Cilento, al patriota e rivoluzionario dell’America Latina sono dedicate una piazza, una strada, un cinema, un residence, un hotel. E non è tutto. 

A Camerota in un vicoletto c’è una vetrina con la statua di José Gregorio Hernandez, il medico nato e morto a Caracas che, a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, si dedicò alla cura dei poveri, al punto da essere beatificato e poi recentemente canonizzato da papa Leone XIV: una personalità che ricorda molto da vicino un altro grande medico santo, il napoletano Giuseppe Moscati anch’egli vicino agli ultimi.
Nei locali pubblici di Camerota non è infrequente sentire parlare un misto di dialetto locale e sudamericano. E, poi, la contaminazione si manifesta anche nella cucina: al fianco della maracucciata , una polenta realizzata con la farina del maracuoccio, un legume che cresce esclusivamente nella frazione di Lentiscosa, si consumano infatti........

© Corriere del Mezzogiorno