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Sonrisa, il Tar passa la palla al giudice ordinario sulle indennità di occupazione pretese dal Comune

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18.03.2026

Due anni fa la Cassazione dispose la confisca della struttura per lottizzazione abusiva, ma resta aperta grazie a due proroghe concesse dai tribunali amministrativi

La lunga vicenda giudiziaria della Sonrisa, la faraonica struttura realizzata a Sant’Antonio Abate dagli imprenditori Polese, che da decenni ospita banchetti nuziali e cerimonie, si arricchisce di un nuovo capitolo. Il Tar Campania, infatti, ha passato la palla al giudice civile e sarà quest’ultimo a doversi pronunciare sul ricorso dei Polese contro il Comune di Sant’Antonio Abate, che ha chiesto loro 74.698,17 euro a titolo di indennità di occupazione sine titulo per il periodo 15 febbraio - 30 aprile 2024, nonché 29.879,27 per ogni mese successivo. Contro tale richiesta La Sonrisa S.p.A., Ipol S.p.A., Pol.Fra. S.a.s. di Polese Mariarosaria & C si erano rivolti al Tar Campania, ma quest’ultimo ha stabilito che sulla questione la competenza è del Tribunale ordinario. 

Gli imprenditori chiedevano anche l’annullamento della delibera di Giunta Comunale numero 61 del 23 aprile 2024, avente ad oggetto. “Acquisizione al patrimonio comunale disponibile del complesso immobiliare denominato “Grand Hotel la Sonrisa” a seguito di confisca. Quest’ultima è stata disposta dalla Corte di Cassazione circa due anni fa, a seguito di sentenza passata in giudicato e dunque ormai irrevocabile per il reato di lottizzazione abusiva, che si è consumato nel corso degli anni su una vasta area di terreno classificato come agricolo a Sant’Antonio Abate. La Sonrisa è rimasta tuttavia aperta, nonostante quella confisca stabilita in sede penale, in virtù di una serie di proroghe che sono state concesse dai giudici amministrativi. Ristorante, sale ricevimenti e camere sono tuttora prenotabili sul sito della struttura.

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