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Epatite A e cozze, Gaiola Onlus: «Basta fogne nel mare di Napoli, sono queste il problema»

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26.03.2026

Per i gestori del parco marino il problema sono gli sversamenti in mare e i piani per Bagnoli aggravano

«Oggi, ancor più di prima, appare quanto mai anacronistico ed irresponsabile il progetto, approvato nel Praru di Bagnoli, che prevede il raddoppio degli scarichi in mare all’interno della Zona speciale di conservazione Gaiola - Nisida».  Lo scrive il CSI Gaiola, che gestisce l’area marina protetta, a seguito della impennata dei casi di epatite A che sono stati registrati in Campania. E’ noto che uno dei veicoli di trasmissione della malattia è il consumo di frutti di mare crudi contaminati da acque fecali e di conservazione. 

«Nella mitilicoltura – sottolinea il CSI Gaiola – si alleva una specie, il Mytilus galloprovincialis, definita filtratore per la sua tecnica di alimentazione, che consiste proprio nel fitrare l’acqua di mare trattenendo le sostanze nutritive quali fitoplancton, microplancton, particellato organico in sospensione, oltre a batteri e virus presenti nell’acqua» Secondo l’associazione che gestisce la Gaiola, dunque, il secondo scolmatoio di troppo pieno previsto dal Praru di Bagnoli non farebbe che accrescere il rischio santario. 

«Come tristemente noto – riferisce il CSI Gaiola – in caso di pioggia la rete fognaria cittadina, ancora a carattere misto (le acque di dilavamento urbano si mischiano alle acque nere) prevede lo sversamento diretto in mare delle acque reflue attraverso lo scarico di bypass presente, convogliando portate che attualmente possono arrivare fino a 100 metti cubi al secondo. Un quantitativo enorme che poi si espande lungo la costa cittadina e flegrea verso est oppure verso ovest,  a seconda dei venti e delle correnti superficiali presenti al momento dell’immissione in mare».

Dal quale, prosegue l’associazione, «provengono le risorse ittiche portate nei nostri mercati dagli allevamenti e dalla piccola pesca costiera». Il CSI Gaiola chiede dunque che si metta mano finalmente agli interventi strutturali necessari ad eliminare gli scarichi di troppo pieno (ce ne sono diversi lungo tutta la costa, non solo in prossimità della Gaiola). La soluzione definitiva è quella di realizzare un sistema dove le acque bianche di dilavamento provenienti dalla pioggia siano separate in origine da quelle di fogna». 

Contro il secondo scolmatoio a Coroglio avevano presentato ricorso al Tar Campania le associazioni Marevivo e Greenpeace, ma i giudici amministrativi hanno respinto le loro argomentazioni ed hanno scritto nella sentenza che il secondo scolmatoio e gli altri interventi progettati nel Praru di Bagnoli miglioreranno nel complesso la gestione del ciclo delle acque e che arrecheranno vantaggio all’ecosistema marino. 

Alcuni mesi fa, poi, il professore di Ingegneria Filippo De Rossi, che è uno dei due subcommisarti a Bagnoli, aveva detto nel corso di un convegno al museo Darwin della stazione zoologica Anton Dohrn: «Questo progetto del secondo scolmatoio è il frutto di una programmazione tra enti territoriali che parte nel 2006». Aveva poi aggiunto: «Quando l’intervento sarà realizzato avremo la decurtazione di quasi il 50% delle acque che oggi, in caso di grande piovosità, arrivano a mare a Coroglio. Non c’è nessun raddoppio della portata che finisce a mare, è una falsità. Il progetto prevede un raddoppio delle possibilità di scarico con l’apertura di una seconda bocca, ma neppure un litro in più. E’ un intervento fortemente migliorativo, anche perché le condotte sottomarine porteranno le acque che usciranno da uno dei due bypass a quota cento metri di profondità». 

Si attende, intanto, che il Consiglio di Stato si esprima sull’appello alla sentenza del Tar da parte di Marevivo.

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26 marzo 2026 ( modifica il 26 marzo 2026 | 17:30)

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