Capone, il napo-brasiliano in maglia azzurra: «Quando travestito da sceicco chiesi calciatori a Ferlaino»
I ricordi del calciatore, tra i protagonisti della centenaria storia del Napoli: «Krol mi diceva: piedi buoni ma testa no. Diego si emozionò a incontrarmi»
Un sinistro da applausi, il grande estro e la fama di viveur che di certo non l’ha aiutato nella sua carriera da gregario di lusso. Antonio Capone, 73 anni, è stato uno dei protagonisti della centenaria storia del Napoli. Un’ ala sinistra funambolica, chiamato il brasiliano napoletano (in realtà è di Salerno) capace di lasciarti sul posto dopo averti superato con i suoi dribbling. Il classico numero 11 che quando era concentrato e soprattutto si era allenato a dovere non lasciava scampo agli avversari. La Juve di Scirea (foto), il Milan e l’Inter ne sanno qualcosa. Partite che riuscì a vincere quasi da solo. Una vita tra i campioni azzurri che hanno fatto la storia del Napoli tra gol ed episodi curiosi.
Arrivò a Napoli nel 1977, in squadra c’erano tanti attaccanti forti: da Chiarugi a Savoldi. Come riuscì a trovare spazio?«Io ero un fantasista, un dribblomane. Un po’ come George Best. In quella stagione Chiarugi ebbe un po’ di problemi fisici e l’allenatore dell’epoca Gianni Di Marzio mi diede subito fiducia. Mi chiamavano il brasiliano perché non ero forte fisicamente ma sapevo trattare il pallone».
Non solo calcio, ma........
