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Giulio Giaccio ucciso e sciolto nell'acido: confermata in appello la condanna a 30 anni per mandante e killer

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06.03.2026

Fu scambiato per un'altra persona, ma per i giudici non fu un delitto di camorra. L'avvocato della famiglia: «Confidiamo della Cassazione»

Giulio Giaccio fu vittima di uno scambio di persona, ucciso a sangue freddo e sciolto nell'acido, ma per i giudici non si trattò di un delitto di camorra né sussiste il metodo mafioso. Ma resta la speranza in Cassazione e per il processo gemello. A oltre venticinque anni dall'efferato omicidio, i giudici della Corte d'Assise d'Appello di Napoli hanno confermato la condanna a trent'anni per altre due persone, ma senza contestare l'aggravante mafiosa. 

A processo erano finiti anche Luigi De Cristofaro, accusato di essere uno dei presunti mandanti dell'omicidio avvenuto il 30 luglio del 2000, e Raffaele D'Alterio, colui che è ritenuto l'esecutore materiale. Entrambi erano stati condannati in primo grado un anno fa con il rito abbreviato con l'esclusione dell'aggravante mafiosa. Il corpo senza vita di Giulio fu sciolto nell'acido. Il giovane era stato scambiato per un certo Salvatore, "colpevole" di intrattenere una relazione sentimentale con la sorella dell'affiliato al clan Polverino Salvatore Cammarota. "Siamo soddisfatti come familiari di Giulio Giaccio - spiega il legale della famiglia, l'avvocato Alessandro Motta - perché comunque è una conferma a trent'anni di reclusione. Questo ci dà una ulteriore speranza per la Cassazione riguardo agli altri imputati nel procedimento precedente in cui pende ricorso per contestare l'aggravante mafiosa e, ove la Cassazione accogliesse il ricorso, rimetterebbe gli atti alla Corte d'Assise d'Appello di Napoli per rifare di nuovo il processo, questa volta ovviamente sempre con la speranza che gli venga poi data una condanna maggiore, con l'aggravante. Ciò renderebbe Giulio Giaccio ufficialmente vittima di reati camorristici". 

In appello, nel procedimento gemello, sono state ridotte le pene per Salvatore Cammarota (sedici anni con l'attenuante equivalente in relazione a un'offerta da circa 200mila euro fatta alla famiglia) e per il pentito Roberto Perrone, per il quale la pena finale è di otto anni (per concorso anomalo), mentre è arrivata la conferma a trent'anni per il terzo imputato Carlo Nappi.

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