Funivia del Faito, trascorso un anno dalla tragedia. Il 7 maggio i primi esiti delle analisi
Il 17 aprile del 2025, sabato santo, una cabina precipiò al suolo. Nell'inchiesta ci sono 25 indagati. A perdere la vita furono il conducente, una coppia di coniugi inglesi e una donna palestinese
Nella tragedia della Funivia del Faito persero la vita quattro persone e una quinta rimase gravemente ferita. Venerdì 17 aprile, ricorrerà l’anniversario dell’incidente del giovedì Santo 2025 e restano ancora aperti tutti gli interrogativi. Venticinque persone sono tuttora indagate dalla Procura di Torre Annunziata per omicidio colposo plurimo e disastro colposo, e a loro si aggiunge l’Eav come ente gestore.
Le risposte a quegli interrogativi sono tutte legate al lungo e complesso iter intrapreso nel corso dell’incidente probatorio, chiesto e ottenuto da tre indagati, che ha reso più tortuoso l’accertamento tecnico. Il 7 maggio arriveranno in aula i primi risultati. I rottami della cabina precipitata a monte sono ora presso le officine militari di Nola, dove sono in corso le analisi tecniche e i test di resistenza. L’attenzione è, in particolare, su testa fusa, carrello, sistema frenante, carrucola e reperti della fune traente.
Nel primo pomeriggio del 17 aprile dello scorso anno, la cabina con a bordo il macchinista Carmine Parlato e quattro turisti era partita dalla stazione di Castellammare di Stabia e in 8 minuti sarebbe arrivata a quota 1.131 metri. A pochi metri dalla stazione del monte Faito, la corsa si arrestò improvvisamente. In pochi istanti si consumò la tragedia: la cabina cominciò a tornare indietro a folle velocità e, nei pressi di uno dei piloni, si sganciò dalle funi per precipitare al suolo, schiantandosi in una zona boschiva impervia.Con Parlato, persero la vita la coppia di inglesi Graeme Derek Winn e Elaine Margaret Winn e la giovane farmacista palestinese Janan Suliman, mentre suo fratello rimase gravemente ferito.
L’inchiesta coordinata dalla Procura di Torre Annunziata (procuratore Nunzio Fragliasso, aggiunto Giovanni Cilenti, sostituti Giuliano Schioppi e Alessandra Riccio) punta a ricostruire l’accaduto, partendo da due punti fermi attorno ai quali sviluppare le indagini tecniche, al momento in attesa dei risultati. Due sono le ipotesi principali, che portano ad una cattiva manutenzione e alla relativa catena dei controlli — svolti da personale Eav, Ansfisa e ditte private — con le autorizzazioni alla ripresa dell’esercizio arrivate pochi giorni prima della tragedia, ma anche ad un possibile errato funzionamento dei freni di emergenza che a valle hanno permesso alle 11 persone a bordo di tornare a casa sane e salve. I consulenti nominati dal gip del tribunale di Torre Annunziata, Luisa Crasta, torneranno in aula tra meno di un mese per dare le prime delucidazioni, alla luce di quanto ricostruito finora.
C’è da considerare che il giorno prima della tragedia, le corse furono sospese a causa del forte vento, mentre proprio quella mattina — è emerso nel corso delle indagini — furono costretti ad intervenire per due piccoli guasti con la ripresa del trasporto a partire dalle 11.40. Secondo quanto riferito da alcuni dipendenti Eav, la fune di soccorso della cabina poi precipitata era fuoriuscita da un rullo di appoggio e, dopo il giro di prova, era stato chiamato un tecnico per la riparazione, ma si trattava di un inconveniente comune in caso di vento. Un’altra anomalia di lieve entità fu riscontrata dai computer e fu necessaria la sostituzione di un fusibile (o scaricatore). Niente che potesse far pensare alla tragedia, che venerdì sarà ricordata con una messa a mezzogiorno nel Santuario di San Michele a Faito, e una celebrazione alle 14.30 alla stazione di Castellammare.
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