Clan dei casalesi, la Dia sequestra beni a uomini ritenuti legati alle fazioni Schiavone e Russo
Beni mobili ed immobili per un valore di 2 milioni di euro sottratti a Dante Apicella, al genero Luigi Scalzone e a Maurizio Capasso
Quattro società, cinque immobili, due autovetture e 24 rapporti finanziari per un valore complessivo di oltre due milioni di euro sono stati sequestrati questa mattina dalla Direzione Investigativa Antimafia di Napoli in provincia di Caserta nell'ambito di due indagini patrimoniali nei confronti di tre uomini ritenuti legati alle fazioni Schiavone e Russo del clan dei Casalesi. I due provvedimenti di sequestro sono stati emessi dalla Sezione Misure di Prevenzione del tribunale di Santa Maria Capua Vetere su richiesta del procuratore di Napoli e del direttore della Dia, ed eseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia partenopea agli ordini del capocentro Antonio Galante.
Nel mirino degli investigatori sono finite tre figure ritenute vicinissime agli ambienti imprenditoriali del clan dei Casalesi. Tra questi, spicca il nome di Dante Apicella, 60enne già condannato per camorra nel processo Spartacus e coinvolto insieme al genero Luigi Scalzone in una seconda inchiesta nel 2022. Secondo la ricostruzione, Apicella, imprenditore edile specializzato in coperture che si occupava, prevalentemente, di appalti - privati e, soprattutto, pubblici - era divenuto una sorta di monopolista nel settore dei marmi, dei porfidi e dei materiali utilizzati nella cantieristica stradale. Dalle indagini è emerso che l’imprenditore è legato alla famiglia Schiavone sia per la gestione di aziende che per le attività di riciclaggio e reimpiego dei proventi illeciti (cambi assegni o intestazione di beni a prestanome).
Gli sviluppi delle indagini patrimoniali hanno evidenziato che da un lato gestiva attività commerciali, tramite altre imprese con il sistema delle cosiddette "scatole cinesi", dall’altro si occupava del reimpiego dei capitali acquisiti illecitamente dal clan di appartenenza attraverso la gestione degli appalti pubblici, peraltro con la complicità del genero, anch’egli colpito oggi da misura di prevenzione con sequestro dei beni, il quale forniva ausilio nella gestione di aziende nel settore edile, alcune delle quali direttamente a lui riconducibili a prestanome. Contemporaneamente è stata eseguita un’altra ordinanza emessa nei confronti di un altro storico affiliato al clan dei casalesi, il 55enne Maurizio Capasso, cugino di Giuseppe Russo «'o padrino» e ritenuto legato all'ex assessore di Casal di Principe Antonio Corvino, questi ultimi due non coinvolti in questa vicenda.
A Capasso è stata sequestrata una villetta abusiva con relativo terreno. Già condannato in via definitiva, avrebbe avuto in passato compiti strategici nel campo delle estorsioni e del reinvestimento dei capitali illeciti, eseguendo gli ordini provenienti dai detenuti, nonché in rapporti con il mondo politico. Era considerato, fino al 2011, uno dei più attivi collaboratori di Corvino, politico che aveva già rivestito la carica di assessore al Comune di Casal di Principe e spesso era risultato il candidato più votato alle elezioni amministrative, fungendo da collante tra il candidato ed il clan. Dalle indagini patrimoniali, inoltre, sono state ricostruite e riportate nel provvedimento di sequestro disponibilità patrimoniali e finanziarie sproporzionate dei proposti e dei titolari formali delle attività imprenditoriali.
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15 aprile 2026 ( modifica il 15 aprile 2026 | 09:54)
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