Recidiva zero per il carcere: insieme si può
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Il 14 dicembre scorso si è celebrato l’ultimo appuntamento giubilare dedicato alle persone detenute. Papa Leone, invitando tutti a guardare alla speranza e alla dignità di ogni persona – anche di chi è in carcere – ha rilanciato il messaggio che, un anno fa, papa Francesco ci aveva consegnato aprendo la Porta Santa nel carcere di Rebibbia. Raccogliendo e rilanciando il desiderio espresso da papa Francesco, il Santo Padre ha inoltre invitato molti Paesi a considerare forme di amnistia o di condono della pena, come strumenti per aiutare chi è privato della libertà a recuperare fiducia in sé e nella società. L’appello lanciato da Leone XIV si inserisce in una fase in cui, tanto nel dibattito politico-istituzionale quanto nella società civile, va maturando la consapevolezza che un sistema di esecuzione penale capace di assolvere a una funzione autentica di riparazione e di inclusione per coloro che hanno infranto il patto sociale costituisca il fondamento più solido per l’affermazione della sicurezza e della legalità nelle nostre comunità.I dati del 2025 relativi al carcere ci confermano come il nostro sistema penitenziario non sia in ancora in grado di garantire, prima ancora della rieducazione e del reinserimento, una pena non contraria al senso di umanità, così come recita l’art.27 della Costituzione. Di certo l’Amministrazione penitenziaria soffre di carenze strutturali in termini di spazi, di risorse umane e di competenze in grado di fronteggiare un’utenza carceraria portatrice di sempre più estese problematiche di carattere sociale e sanitario: dalla elevata presenza di stranieri e di popolazione detenuta con problemi di tossicodipendenza. In uno scenario tanto complesso, affrontabile esclusivamente attraverso investimenti, interventi organizzativi e una visione di lungo periodo, restano due le principali criticità del nostro sistema: il sovraffollamento negli istituti e la mancanza di percorsi seri e certi di inclusione sociale e lavorativa. Alla fine di novembre si registrava un tasso di affollamento medio reale pari al 136%. Si tratta di una condizione che acuisce le criticità strutturali e organizzative del sistema, alimentando un clima di sofferenza diffusa tanto tra i detenuti quanto tra gli operatori penitenziari, costretti a spendere le loro professionalità in condizioni assai difficili tra dovere e umanità. Ne costituiscono una drammatica conferma l’allarmante incremento dei suicidi e l’aumento degli episodi di autolesionismo. Anche i dati del lavoro in carcere sono da tempo impietosi. In Italia il lavoro vero, professionalizzante e continuativo, in carcere coinvolge solo una sparuta minoranza di detenuti. I dati ufficiali ci dicono che se circa un detenuto su tre svolge un’attività lavorativa all’interno degli........
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