Perché Netanyahu deve pagare: Flotilla, Gaza e il tramonto morale di Israele
Analisi geopolitica del dott. Yari Lepre Marrani
Le immagini diffuse dal ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir hanno prodotto uno shock internazionale che va ben oltre l’ennesima polemica diplomatica. Attivisti inginocchiati, mani legate dietro la schiena, volti piegati a terra, derisi davanti alle telecamere dal rappresentante di un governo democratico: non è soltanto una scena umiliante, ma il simbolo plastico della deriva politica e morale dell’esecutivo guidato da Benjamin Netanyahu. La Procura di Roma ha deciso di acquisire il video come elemento investigativo nell’indagine aperta sui presunti abusi subiti dagli attivisti della Global Sumud Flotilla. Le accuse formulate dal team legale internazionale parlano di “violenze sistematiche”, “abusi sessuali”, “condizioni inumane di detenzione” e possibili torture ai sensi della Convenzione ONU. Il punto centrale, tuttavia, non riguarda soltanto l’episodio della Flotilla. Quelle immagini rendono evidente, ictu oculi, una trasformazione geopolitica profonda: il governo Netanyahu non appare più agli occhi di una larga parte della comunità internazionale come un esecutivo impegnato nella sola difesa della sicurezza israeliana, ma come un potere disposto a oltrepassare sistematicamente i limiti del diritto internazionale, della dignità umana e delle convenzioni che regolano i conflitti.
Ben Gvir non è un incidente: è il prodotto politico del sistema Netanyahu Per anni Benjamin Netanyahu ha costruito e consolidato la propria maggioranza includendo figure dell’estrema destra ultranazionalista israeliana. Itamar Ben-Gvir non è un corpo estraneo al governo: ne rappresenta piuttosto la radicalizzazione ideologica. Le sue provocazioni, i richiami ai coloni estremisti, il linguaggio disumanizzante verso palestinesi e oppositori, non sono deviazioni isolate ma l’espressione più brutale di una cultura politica che ha progressivamente normalizzato l’umiliazione dell’altro come strumento di potere. Il fatto che perfino governi storicamente vicini a Israele abbiano reagito con indignazione dimostra quanto il limite sia stato superato. Italia, Francia, Regno Unito, Commissione Europea e perfino settori dell’establishment israeliano hanno definito “inaccettabile” il trattamento inflitto agli attivisti. Eppure il problema non può essere ridotto alla sola figura di Ben Gvir. La responsabilità........
